Bimbi 2.0 e Tecnologia: Perchè Bisogna Lasciarli Fare

Giulia ormai ha più di un anno e mezzo, ed a causa del mio lavoro è cresciuta in mezzo ad iPad, computer, laptop, iPhone, Android, Apple TV ecc ecc.

Ormai usa con disinvoltura Youtube sull’iPad ed è in grado di cercarsi i video nella cronologia, stopparli, tornare indietro, scorrerne altri, rimetterli e così via.

Guardandola mi vengono spesso in mente atteggiamenti abbastanza severi di altri genitori che tendono a reprimere i figli piccoli quando iniziano ad appassionarsi ad oggetti tecnologici, magari costosi.

In genere le scuse sono queste;

“a quell’età non è educazione mettergli in mano cose così costose”

“poi si fissa e non vuol fare altro”

“deve imparare a giocare con le palle di carta”

“reprime la creatività”

e via dicendo. Pur non essendo un “educatore” sono comunque un genitore (con una certa esperienza in campo hitech), ed in quanto tale vorrei condividere invece alcune riflessioni a favore dei bimbi.

Eccole;

  • Un bimbo non conosce il concetto di denaro, quindi l’iPad  (per fare un esempio) è solo un oggetto che lo attira per i suoni e le immagini che emette. Se un pezzo di legno farebbe lo stesso si attaccherebbe al pezzo di legno
  • I dispositivi portatili sono una alternativa migliore della TV, perchè i bimbi non stanno sempre seduti come ebeti nello stesso punto della stanza (il divano) a guardare per ore un altro punto della stanza (la tv). I dispositivi portatili se li portano dietro, vengono vicino a noi, smettono, li riprendono. Sono più attivi insomma.
  • Non sono passivi: con i dispositivi touch sono loro che scelgono cosa guardare e quando guardare, e non subiscono passivamente le immagini che escono dalla televisione ad orari predeterminati
  • Si abituano ad ascoltare più lingue, a capire che il mondo è un po più grande della loro casa. Nei primi anni divita questo è molto importante
  • L’oggetto hitech di oggi sarà un marchingegno antidiluviano domani, tutto è relativo.

Certo, il tutto va gestito con particolar attenzione posta sul fatto che non ci siano eccessi. Ed obiettivamente si va incontro a delle controindicazioni.

Osservando Giulia queste sono le più comuni;

  • Se sparisce dall’iPad la pagina della cronologia dei video da cui attinge, cerca di farlo a pezzi sbattendolo ripetutamente in terra (e se ci riesce allora si che il suo prezzo diventa… importante)
  • Tocca i display delle radiosveglia, o lo schermo della TV, e si incazza se non succede nulla (per lei è tutto Touch)
  • Non li distrai più col pupazzetto o guardaluccellino. O hai un iPhone connesso in 3g o in Wifi per accedere a internet o sono dolori.
  • Mai lasciare la tavoletta del water alzata quando girano per casa con un iPhone in mano. MAI!

Concludendo, la sorta di inibizione nei confronti della tecnologia rischia di diventare pericolosa anche perché nel loro futuro dovranno far tutto con la tecnologia.

Per quanto mi riguarda sono felice per il fatto che non riesce a stare per 5 minuti di seguito davanti la TV perchè non può scegliere quando cambiare o stoppare, oppure perchè va pazza per Blue Man Group invece che per Disney.

Che ne pensi?

 

 

eBook in Italiano su DFP Small Business: 10 Copie in Omaggio

Operativi con DFP Small Business in una ora è il primo mattone di un progetto più ampio che ho intenzione di coltivare per  il futuro e che poggerà sui seguenti punti;

  • pubblicazione di guide tecniche su strumenti e strategie che ogni publisher online non può ignorare
  • comunicazione semplice ed efficace, tesa a rendere operativo il blogger sulla problematica trattata, e non alla dissertazione dell’argomento in se
  • istruzioni e argomenti trattati con illustrazioni e screenshots
  • gli eBook saranno in formato PDF (al momento) senza DRM o protezioni di sorta, al fine di permetterne l’utilizzo su tutti i propri dispositivi senza limitazioni

Il prezzo è di 7,90 euro ma ho 10 copie in regalo per chi farà la recensione. Se sei interessato metti un ditino qui sotto indicando l’indirizzo del blog dove vuoi recensirlo.

Perchè gli eBook

Da tempo mi interrogavo su come condividere l’esperienza professionale che ho accumulato nel campo del publishing online, con gli amici che mi seguono ormai da anni, tramite un canale di comunicazione differente dal solito blog, e ritengo che gli eBook autoprodotti siano un eccellente soluzione.

Per scelta non inserirò alcuna protezione o alcun DRM. Ovviamente gli eBook non possono essere copiati, condivisi o ripubblicati ma proprio per l’esperienza accumulata in questi anni ritengo che costrizioni o limitazioni di vario genere su ciò  che si acquista sia qualcosa che alla lunga possa penalizzare.

Sto valutando l’idea di pubblicare anche in formato di ePub (per iTunes store o Kindle) ma ancora non mi è ben chiaro il livello di usabilità di guide tecniche illustrate con formati di questo tipo (ed i primi test in tal senso non mi hanno entusiasmato).

Affiliazione per guadagnare sul tuo blog

Potrai vendere le mie guide in formato ePub sul tuo blog e guadagnare il 50% sulle vendite già da questo primo eBook.

La piattaforma di affiliazione è Bit Trade ed inserire il codice HTML sul proprio blog è semplicissimo;

  1. Apri un account gratuito su Bit Trade o loggati con Facebook
  2. Accedi all’elenco delle pubblicazioni (al momento una) e preleva il codice HTML di fianco all’eBook che vuoi rivendere
Verrai pagato tramite Paypal.

 

Mettersi in Proprio, Come Funziona all’Estero: Uno Sguardo in Brasile

Non ho mai compreso il senso di un sistema fiscale soppressivo nei confronti di chi decide di aprire una attività qui in Italia,  specie nel caso di giovani armati solo di capacità e buone speranze che invece di essere considerati una risorsa fanno la fine della carne da macello o dei delfini che finiscono nelle scatolette di tonno dalle pinne gialle.

E la mia perplessità aumenta vedendo quanti ottimi professionisti (giovani e meno giovani) brancolano nella nostra rete, professionisti che ho conosciuto/sfiorato/seguito e che hanno le carte in regola per fare grandi cose.

Mi sono andato a controllare come vengono trattati i microimprenditori in un paese che conosco abbastanza bene e che è oramai tra le prime cinque potenze economiche mondiali: il Brasile.

Ed ho scoperto qualcosa che mi ha entusiasmato e nello stesso tempo amareggiato.

Mettersi in proprio: le opportunità in Brasile

Il governo federale Brasiliano ha rivisto da qualche anno la figura professionale del micro-imprenditore individuale (l’equivalente della nostra partita IVA personale), al fine di far emergere i lavoratori che operano in nero e incoraggiare giovani e meno giovani a lanciarsi.

Costi

Ecco quanto costa aprire l’equivalente della nostra partita IVA individuale in brasile.

  • Apertura attività: del tutto gratuita
  • ISS (le nostre tasse provinciali): valore simbolico di 5R$ al mese
  • ICMS (la nostra IVA): valore simbolico di 1R$ al mese
  • INSS (la nostra INPS): forfait di 27,25R$ al mese, più una tantum iniziale di 59,95 R$
  • Tasse su fatturato: zero (si si, hai capito bene)
  • Bilancio annuo: gratuito il primo anno

 Come ci si avvia e come si opera;

La gestione è estremamente semplificata, tanto da poter essere esercitata in proprio senza l’ausilio di un commercialista;

  • Modalità di apertura: online tramite l’apposito sito
  • Imposte simboliche mensili e previdenza: si paga in banca utilizzando i carnet mensili generati online ogni anno
  • Contabilità: non richiesta. Basta registrare online ogni 20 del mese entrate e uscite del mese precedente

Limitazioni

  • Non si possono avere altre attività o partecipazioni ad altre società
  • Massimo un dipendente, retribuito con minimo salariale
  • Fatturato massimo; R$ 36.000,00 annui (stanno per essere aumentati a R$ 100.000,00)

Facciamo un paragone con l’Italia

Starai sicuramente convertendo gli importi in euro per avere una idea in euro dei costi e delle entrate, ma non lo fare.

Il potere di acquisto di Euro e Real Brasiliano sono gli stessi, il che equivale a dire che guadagnare un euro in Italia equivale più o meno a guadagnare un Real in Brasile.

Quindi, se in Italia esistesse l’opportunità del microimprenditore individuale, vorrebbe dire che;

  • Un giovane potrebbe aprire una attività senza costi, a parte i circa 60 euro di avvio dell’INPS
  • Mensilmente pagherebbe una tariffa a forfait di 34 euro comprendente tasse, IVA e previdenza
  • Non ha bisogno di contabilità, fa tutto online
  • Potrebbe fatturare sino a 3.000,00 euro al mese con questo regime fiscale (10.000,00 con i nuovi massimali)
  • Potrebbe assumere un dipendente (ma solo uno)

La gerontocrazia sociopatica italiana

I più ingenui/bastian-contrari/polemici a questo punto penseranno; Si, come no! Voglio vedere se tutti aprono sta ditta senza pagare INPS o tasse il paese poi come si regge.

Se sei tra questi te lo spiego subito; hanno tentato di ideare un meccanismo che incoraggi l’impresa abbattendo il rischio di indebitamento in avvio, al contrario rischio altissimo qui da noi, e che dia la possibilità  ai più capaci di svilupparsi  successivamente in imprese vere e proprie con regime fiscale regolare, creando a loro volta valore e opportunitò per il loro paese.

Il punto è questo: li ci hanno pensato a creare una opportunità per i loro figli, qui da noi no.

Sembra al contrario che si faccia a gara ad anticipare da data di autoestinzione del nostro paese continuando ad ignorare il valore nascosto nel sottobosco del lavoro e continuanto a bastonare pensonati, malati, extracomunitari, studenti, giovani ecc. I più deboli in pratica.

La cosa più che indignarmi mi provoca rabbia, perchè penso che sia una opera consapevole.

Che ne pensi?

Per farti ulteriormente del male puoi leggere;

Post Panda Update: Perché Monetizzare la Conversazione con gli Utenti e non il Traffico

Pietro mi chiede un consiglio su possibili alternative ad AdSense per il suo blog di trading;


Ciao, mi sono imbattuto sul tuo blog che trovo molto interessante. Sono proprietario del blog di trading. Dopo essere stato bannato da adense non sono più riuscito a trovare un buon modo per monetizzare il traffico sul mio sito, soprattutto perché vorrei un sorta di pubblicità contestuale e di qualità, volendo provare a tenere alta la qualità del mio blog.

La mia domanda è sempre la solita, e quindi non dovrebbe rubarti molto tempo:

quale pensi che sia al momento il miglior modo di monetizzare il traffico sul mio sito?

e soprattutto, con quale directory di affiliazione? Qualsiasi consiglio mi è immensamente utile.

Ti ringrazio anticipatamente.


Problema sentitissimo, e non solo da chi è stato bannato da AdSense.

Potrei consigliarti di leggere Guadagnare Online: 12 Programmi di Affiliazione Imperdibili Per Monetizzare Il Tuo Blog ma i tempi sono cambiati e temo che non posa esserti di molto aiuto. Non si tratta più di trovare buone alternative ad AdSense infatti, ma di  trovare alternative al modello di business pay-per-click.

Perchè AdSense non è più affidabile

Per anni è bastato pubblicare buoni post, piazzare gli annunci in maniera predominante ed aspettare. L’alto valore del CTR degli annunci AdSense, rispetto ai competitor, faceva il resto.

Purtroppo (o per fortuna) Google ha cancellato per sempre la possibilità di monetizzare in maniera soddisfacente con questo modello bastonando nelle SERP  i blog che monetizzavano di più con AdSense, e restringendo i meccanismi che determinano la validità dei click sugli annunci.

Il problema non è tanto quello che è successo negli ultimi tempi quanto il fatto che nulla vieta che una cosa del genere possa riaccadere in futuro. Si tratta quindi di poter controllare direttamente il veicolo di monetizzazione.

E se il veicolo di monetizzazione è il traffico lo controllano i motori, non noi. Quindi?

Anche io mi sono trovato in difficoltà negli ultimi tempi per queste ragioni, quindi invece di darti consigli preferirei dirti cosa sto facendo io per uscire da questa situazione;

  1. Ho smesso di considerare il traffico proveniente dai motori come unica fonte di visitatori
  2. Non considero più gli articoli come strumento di monetizzazione
  3. Ho iniziato a creare un contatto diretto tra me ed i miei visitatori

Certo, vedi ancora gli annunci adsense in queste pagine ma non me ne faccio più una malattia: se monetizzo bene, altrimenti pazienza.

Come uscirne

Per entrare nel dettaglio; ho focalizzato le energie su due progetti che già avevo in piedi (un sito turistico ed uno di Article Marketing) e che si basano sulla registrazione degli utenti in modalità double opt-in.

Ho impostato un sistema di comunicazione automatica che invia periodicamente agli utenti le ultime novità dei due servizi, assieme ad utili consigli, sfruttanto un servizio di mailing avanzato (Mailchimp) che gestisce;

  • le email non più valide o irraggiungibili
  • chi apre le email
  • chi clicca sui link e cosa clicca

In questo modo più crescono gli iscritti, più cresce il traffico indipendentemente dai motori.

L’obbiettivo è semplice; creare un meccanismo di monetizzazione basato sulla conversazione (oltre che sul traffico) che nel mio caso si può basare su;

  • retribuzioni pay-per-sale su servizi turistici (alberghi, transfer, biglietti ecc) tramite links sulla newsletter o nelle email scambiare direttamente, oltre che sul sito
  • vendita di guide in formato eBook (infoprodotti) scritte da noi basate sulle esigenze che abbiamo percepito dai nostri utenti
  • vendita diretta di spazi pubblicitari sul sito da parte di utenti che conoscono bene il nostro servizio

Questo è il grafico delle conversioni sul sito turistico, ovvero la percentuale di visitatori che hanno cliccato (dal sito o dalla email) prenotando poi un hotel con carta di credito sul circuito a cui ci siamo affiliati direttamente (Booking.com);

Certo, non prenotano solo cliccando nella email ma la conversazione diretta è fondamentale per riuscire ad avere qualcosa senza la quale non sarebbe possibile avere queste conversioni: la credibilità.

Il tuo settore è, assieme a quello turistico, il più remunerativo dell’adveritising online e penso che tu possa anche valutare di muoverti in tal senso fidelizzando il tuoi lettori con una DEM e scrivendo post che danni utili consigli nel tuo campo affiancandoli alla vendita di eBook che approfondicono l’argomento, ed affiliandoti a servizi di trading che offrono degli altissimo livelli di remunerazione (anche 100 euro per conversione).

Per approfondire

In fondo pensaci; anche se facessi solo una vendita ogni 1000 visitatori guadagneresti più o meno 100,00 euro. Di quanti click avresti bisogno per farne tanti con gli annunci contestuali?

Ti lascio qualche riferimento in più per approfindire le tecniche di marketing e di fidelizzazione;

  • Al Verde: di Paolo Moro, uno dei massimi esperti in fatto di affiliazioni pay-per-sale
  • Webmarketingforum: di Alessandro Sportelli, tutto sugli infoprodotti e sulle landing pages
  • Web Marketing su GT Forum

Buon lavoro 🙂

 

 

Uffici a Noleggio, ne Vale la Pena? Li ho Provati, Ecco Come Sono Veramente

Uno dei consigli che posso dare a chi vuol mettersi in proprio lavorando in Internet è il seguente: attenzione a non indebitarsi, o per lo meno a non considerare l’indebitamento come una risorsa per avviarsi inizialmente.

Chi mi segue sa che mi sono messo in proprio molto tempo fa, nel 1995 per l’esattezza, ed ho operato sotto diverse forme giuridiche. Per lunghi anni ho anche gestito l’affitto di un ufficio vicino San Pietro, con tutte le scartoffie e gli oneri che ne derivavano.

Alla luce di quelle esperienze posso tranquillamente sussurrarti che avere un ufficio non è indispensabile per chi lavora in Internet.  O, meglio, sottoscrivere un contratto di locazione, con spese condominiali, energia, ADSL senza essersi avviati bene può essere un errore.

Eppure avere un posto dove lavorare che non sia la cucina di casa è importante a lungo andare.

Due eccellenti soluzioni sono;

  • Condividere l’affitto ed i costi di un ufficio tra più realtà, ideale per chi ha già dei partner di lavoro
  • Noleggiare degli uffici pronti all’uso presso dei business center, ideale per sviluppatori, piccole start-up o chi vuol realizzare un proprio progetto ex-novo

Al momento opero presso la sede dell’azienda della quale gestisco i sistemi informativi, ma ho voluto provare gli uffici a noleggio presso una azienda di Roma chiamata Pick Center, che offre uffici arredati con differenti tipologie di utilizzo in due belle zone della città: EUR e Prati.

Nella foto la sede dell’EUR proprio dietro l’obelisco.

Costi e tipologie degli uffici a noleggio

Ho chiesto due offerte per le due formule che mi intrigavano maggiormente;

  • Coworking: scrivania attrezzata con connessione internet in ambiente condiviso openspace
  • Hotdesking: piccolo ufficio riservato con telefono, internet e scrivania. Comodo anche per per due postazioni

ecco i costi preventivati;

 

 

Li ho sottoscritti entrambi e li ho provati. Ecco le mie impressioni comparando la percezione del servizio che avevo con il servizio reale offerto.

Quando e come è possibile utilizzare l’ufficio

Per “utilizzo” si intende una sessione di 4 ore, che il Business Center per motivi organizzativi colloca nella mattina o nel pomeriggio di un giorno lavorativo. Se volessi quindi voler andare a lavorare in ufficio dalle 10.30 sino alle 14.30 probilmente si creerebbe qualche problema.

Altro piccolo vincolo:  vanno preventivamente concordate con lo staff della reception. Per cui cade quella possibilità (che mi intrigava abbastanza) di decidere mezz’ora prima se andarsi a fare una sessione di “compulsive programming” cogliendo l’attimo.

Le sessioni prenotate comunque possono essere disdette sino al giorno prima, e se si dovesse decidere di andare in ufficio senza aver prenotato preventivamente una sessione si viene accontentati qualora ci sia spazio disponibile.

Vanno utilizzate inoltre entro tre mesi.

Qualità degli uffici e degli spazi

Devo ammettere che non ho trovato differenze rilevanti tra gli ambienti visti sul sito istituzionale di Pickcenter  e la realtà.

L’unica differenza, per quanto riguarda gli uffici di Hotdesking,  è che le foto forse non rendono ben l’idea di chiuso di alcuni uffici senza finestra e con vetrata opaca. Altri con vetrata trasparente o finestra sono molto piacevoli. Tutti in ogni caso sono pulitissimi e ben attrezzati.

 

In alto una foto dello spazio di hotdesking con la finestra (proprio il nostro) con la vista scattata dalla nostra finestra da Daniela.

Riguardo le postazioni di Coworking in openspace, nella sede EUR sono piazzate ai lati della scalinata monumentale del palazzo dell’Arte. La collocazione è suggestiva ma non aiuta a concentrarsi molto a causa dell’ambiente molto vasto e del coffè point piazzato in cima alla scalinata, ove le persone scambiano due chiacchiere prendendo un caffè.

In alto sulla sinistra una foto scattata da noi dalla postazione openpace all’EUR con la vista della scalinata, postazione semi-protetta da una protezione scorrevole, ed a destra la foto dell’ambiente openspace lall’EUR presa dal sito istituzionale.

 

Servizi accessori

Si può contare sulla reception ed è possibile fissare appuntamenti con clienti/collaboratori quando si utilizza l’ufficio anche con le formule meno vincolanti.

Un possibile problema lo identifico nella connessione internet wifi compresa nel costo del servizio, non eccessivamente performante. Il che potrebbe costituire un problema nel caso in cui si avesse bisogno di una banda discreta per il proprio lavoro.

Concludendo

Vista la differenza di costo irrisoria tra i servizi di Hotdesking e Coworking provati (30 euro appena per 20 sessioni di lavoro da 4 ore) mi sento di poter dire che se si cerca un proprio “rifugio” ove dar sfogo ai propri deliri creativi propenderei senz’altro per l’hotdesking.

L’ambiente openspace potrebbe essere utile in caso di utilizzo estemporaneo senza prenotazione (in genere sono liberi) oppure se si soffre particolarmente gli spazi ristretti. Tengo a precisare che mi riferisco in particolare alla sede EUR di Pickcenter.

Posso dire che la ritengo una validissima soluzione per lavoratori autonomi, programmatori e start-up anche per il costro relativamente esiguo che permette comunque di poter provare il servizio senza spendere cifre esorbitanti prendendo anche solo 10 sessioni.

Dopo aver provato il servizio infatti li ho contattati per proporgli una collaborazione (è per questo che nei link trovi il ref) in quanto ritengo che per programmatori, blogger e start-up, che costituiscono una larga parte dei lettori di Ikaro, sia una soluzione eccellente per ricevere clienti ed avere uno spazio dove lavorare senza svenarsi con contratti di locazione e di servizi vari.

Le tipologie di servizi offerte comunque sono tante, ti indico i link per approfondire e saperne di più;

Tutti i Cellulari Venduti con un Software Spia? Questo Test sembra Dimostrarlo

Sembra fantascienza o l’ennesimo delirio di un complottista ma quello che ha scoperto Trevor Eckhart è inquietante: sembra che nei nostri telefonini di nuova generazione esista un software nascosto chiamato Carrier IQ che memorizza la digitazione dei tasti e la nostra posizione.

Trevor ha pubblicato un video in cui, dopo aver ripristinato le impostazioni di fabbrica di un HTC EVO, lo collega ad un packet sniffer per vedere quello che viene intercettato.

Ebbene, in modalità “aereo” il telefono memorizza ogni tasto premuto.

Collegandosi in wifi inoltre ed aprendo Google, viene inviata la posizione geografica anche se questa funzionalità viene disabilita nelle preferenze. Tutti i messaggi in entrata ed in uscita vengono memorizzati.

Altra cosa allarmante; le stringhe di ricerca digitate su Google in modalità criptata https vengono intercettate in chiaro in barba ad ogni principio logico.

La cosa singolare è che questo software sembra completamente ignorare le impostazioni che settiamo sul telefono per la nostra privacy.

Trevor è stato citato in giudizio dalla Carrier IQ per aver chiamato il software rootkit, ovvero  programma spia. L’azienda inoltre ha lanciato un comunicato per rispondere all’allarme dei media, da cui riporto;

Carrier IQ desidera chiarire alcuni punti su come il nostro prodotto viene utilizzato e sulle informazioni che vengono raccolte da smartphone e dispositivi mobili.

Carrier IQ fornisce Mobile Intelligence sulle prestazioni dei dispositivi mobili e delle reti per assistere gli operatori e produttori nella fornitura di prodotti e servizi di alta qualità ai loro clienti.

Facciamo questo monitorando e valutando  il funzionamento dei dispositivi mobili – telefonini, smartphone e tablet.

Queste informazioni vengono utilizzate dai nostri clienti come uno strumento fondamentale per migliorare la qualità della rete, capire i problemi del dispositivo e infine migliorare l’esperienza dell’utente.

Il nostro software viene installato dai produttori dei dispositivi, insieme ad altri strumenti e software diagnostici prima di immetterli nel mercato.

Ci occupiamo di monitorare le prestazioni di un dispositivo, valutarle e memorizzarle, ma non registriamo alcuna sequenza di tasti ne tracciamo altre attività….

 

La giustificazione dell’azienda sembra plausibile, ma non è chiaro (almeno per me) per quale motivo il software invii la posizione geografica se io disabilito questa funzione e, sopratutto, per quale motivo vengano intercettate le cose che digito in modalità criptata.

In che modo un produttore di telefonini potrebbe migliorare i dispositivi conoscendo la mia posizione GPS quando non voglio, oppure conoscendo quello che invio ad un sito utilizzando la criptazione dei dati?

Ti segnalo il post che ho usato come fonte; BUSTED! Secret app on millions of phones logs key taps.

Che ne pensi?

Come Scegliere Un Router Wifi per Sfruttare le Adsl Veloci

Chiara mi scrive;

Ciao! Ho letto un tuo articolo sulla velocità di connessione e apparati wi-fi. mi scuso se ti disturbo, ma volevo chiederti, se possibile, un aiuto nella scelta degli apparati.

Sono passata ad una connessione 20MB di infostrada, ora ho un router 802.11b/g e un adattatore wi-fi max 54mb. secondo quanto ho letto, questa strumentazione non sfrutterebbe a pieno la velocità che ho a disposizione.

Mi chiedevo quindi se poetevi darmi indicazioni utili per cambiare l’apparecchiatura, eventualmente indicandomi alcuni modelli precisi. Ho guardato sul sito mediaworld on line, se magari scegliessi da li
qualche modello…..

Verificare la velocità effettiva della linea ADSL

Innanzitutto bisogna capire a che velocità va effettivamente la linea internet, perchè è bene ricordare che in Italia tra la velocità scritta sul contratto e quella effettiva ce ne passa….

Per conoscere le performance della tua linea puoi;

  • Verificare a che tipo di centrale Telecom sei collegata, e se supporta l’UUL
  • Verificare la portata della linea in download ed upload segnalata nel pannello di controllo del modem-router (se accessibile). In poche parole quanto è aperto il rubinetto dall’altra parte e se i tubi sono ostruiti o meno…

Se ti viene fuori una linea ad 1Mb/s (a prescindere da quanto scritto sul contratto) bé, inutile dannarsi l’anima per trovare apparati wifi adatti perchè più di la non ci si può spingere.

Se il valore invece é di 10Mb/s o più allora val la pena dotarsi di dispositivi adatti.

Tipo di modem

Devi verificare che supporti il protocollo ADSL2+ in grado di gestire una velocità di download sino a 24MB. I modem con protocollo ADSL2 arrivano infatti sino a 12MB facendo scadere la performance di una linea più veloce.

A questo punto collegandoti via cavo al modem-router sei già pronta a navigare alla velocità della luce. Se invece vuoi diffondere il segnale in wifi bisogna fare attenzione a..

Lo standard di trasmissione wifi

Il tuo router ha lo standard 802.11b/g che in teoria arriva a 54Mb/s ma in pratica non supera i 24Mb/s, che possono scendere ulteriormente in caso di interferenze o ostacoli alla trasmissione del segnale.

Una linea potente ti permette di godere di streaming in alta definizione, per cui ti consiglierei di dotarti di un router o di un access point wifi con standard 802.11N che arriva sino a 100Mb/s e di sceglierne uno con doppia antenna.

Come controllare le caratteristiche dei prodotti

Sul retro delle confezioni in genere trovi le caratteristiche indicate. Ovvero il protocollo supportato dal modem (ADSL2, ADSL2+) e lo standard del router wifi (802.11b/g/n).

Fai attenzione ad un particolare: se trasmetti il segnale wifi con standard 802.11n anche le schede wifi che ricevono il segnale sui vari pc/tablet/notebook/cellulari dovranno supportarlo. Avere infatti un access point 802.11n quando in casa si ha almeno un dispositivo in ricezione con standard inferiore (802.11a/b/g) comporta un decremento delle performance.

Ricapitolando;

  1. Non considerare la velocità del contratto ADSL, verifica la performance effettiva della tua linea internet per evitare di sprecare soldi ed energie tentando di farla andare ad una velocità maggiore di quella che supporta in realtà
  2. Il modem deve supportare il protocollo ADSL2+
  3. Il router wifi o l’access point lo standard 802.11n
  4. Attenzione alle interferenze in casa.

Riguardo cosa acquistare francamente preferisco lasciare la scelta a te con le info che ti ho dato, ma ho visto nel sito un bel NETGEAR DGN2200 con queste caratteristiche ad un buon prezzo 🙂

 

Guida per Trasferire Velocemente WordPress su un Nuovo Server

In questo post ti indico una tecnica per operare velocemente un cambio di hosting evitando di utilizzare phpMyAdmin per il backup del DB e di scaricare l’intera cartella di installazione sul PC, operazione che può essere decisamente laboriosa in caso di un numero elevato di files.

L’ho utilizzata molto spesso negli ultimi mesi a causa di trasferimenti dei miei progetti su altri server ed esperimenti vari.

Doverosa avvertenza: qui si parla di trasferire un sito WordPress da un server all’altro mantenendo però lo stesso nome di dominio. Se stai cercando informazioni su come operare un cambio di dominio allora ti invito a consultare la doumentazione ufficiale.

Informazioni preliminari

Percorso ed installazione

Non preoccuparti se le webroot su server di origine e di destinazione sono differenti: a WordPress in genere non importa.

Accesso al DB

Lo so, usi phpMyAdmin e sai che può importare ed esportare le tabelle di WordPress che contengono articoli, utenti, commenti ecc.

Tuttavia ti sconsiglio caldamente di utilizzare le funzionalità di import/export di phpMyAdmin in quanto esiste un limite preciso per la dimensione del file da importare (molto limitato nel caso di hosting condivisi).

Inoltre differenti versioni di phpMyAdmin potrebbero creare problemi di compatibilità nel file di interscambio.

Plugin di backup

I plugin per il backup di WP sono utili ma solo quando devi ripristinare il contenuto del blog. Quando devi trasferire WordPress su un altro server non te li consiglio perchè devi spostare tutta la piattaforma, e non solo il contenuto. Incluse eventuali modifiche e personalizzazioni sui templates e sui files che andrebbero persi.

Cosa ti serve

Prima di continuare devi accertarti di possedere;

  • Una username ed una password per l’accesso SSH al tuo spazio web (sia di origine che di destinazione).
  • Un software per connessioni SSH se operi su Windows (PuttY è il più utilizzato, su mac e linux puoi utilizzare il terminal dei comandi)
  • Dati di accesso FTP di entrambi gli spazi web
  • Nome host, username e password dei db di origine e di destinazione (quelli che inserisci nel file wp-config.php).

Alcune precauzioni

  • Sul nuovo spazio crea un DB con lo stesso nome, la stessa username e la stessa password di accesso di quello di origine.

Come fare

E’ semplice. Dovrai;

  1. creare una copia del db ed una dello spazio web
  2. trasferirli sul nuovo server
  3. ripristinarli sul nuovo server
  4. testare il blog per verificare che sia tutto ok
  5. cambiare i DNS
1. Creazione copia DB e WordPress

Collegati in ssh al sito che vuoi trasferire. Questo video mostra come si fa;

Con Mac o Linux sarà sufficiente digitare nel terminal dei comandi

ssh nomeutente@tuosito.it

Una volta dentro entra nella cartella che contiene di documenti del sito (webroot) digitando;

cd /path/to/webroot

Ora due archivi, uno per il DB e l’altro per i files.

Per i files di WP sarà digitare ed inviare il seguente comando;

tar -gzvf files.tar.gz .

Per il DB il comando sarà il seguente, sostituendo ovviamente alle stringhe in corsivo i dati del tuo DB;

mysqldump -h host.db.origine -u username -p password nome_db_origine > db.tar

Ora avrai due files;

  • files.tar.gz: contiene l’installazione WP
  • db.tar: contiene la fotocopia del DB
2. Trasferimenti dei files sul nuovo server

A questo punto dovrai usare il tuo client FTP preferito per prelevare questi due files dal vecchio server e trasferirli nella webroot di quello nuovo (mi raccomando, mettili entrambi nella cartella dei documenti web).

In realtà ci sarebbe il modo di saltare questo passaggio intermedio aprendo in SSH una sessione FTP tra i due server e facendo il trasferimento diretto, ma ho paura di complicare le cose per i neofiti che avranno senza dubbio già la testa che gira abbastanza.

3. Ripristino files sul nuovo server

Ok, ora dobbiamno ripristinare tutto sul nuovo server, che al momento contiene solo gli archivi compressi.

Apri una sessione SSH sul nuovo server (utilizza il video in cima come esempio utilizzando questa volta i dati di connessione del server di destinazione), ed entra nella webroot che contiene i due files;

cd /path/to/webroot

Ora ripristina il DB con il comando seguente;

mysql -h host.db.destinazione -u username -p password nome_db_destinazione > db.tar

Se tutto va bene ora il db deve essere già popolato. Adesso esplodiamo l’archivio del files con il comando;

tar -zxvf files.tar.gz

ed anche il files saranno al loro posto.

Una ultima precauzione: se i dati dei due db (origine e destinazione) coincidono non c’è bisogno di far nulla, altrimenti andrà modificato il file wp-config con i nuovi dati di autenticazione altrimenti WP non potrà accedere al db.

4. Testare il sito prima del trasferimento

A questo punto è saggio verificare che tutto funzioni prima di cambiare il puntamento dei DNS. Per fare questo faremo in modo di far puntare l’indirizzo al nuovo IP solo al nostro PC modificando il file hosts presente nel computer.

In questo modo noi vedremo a tutti gli effetti il nuovo blog, mentre tutti gli altri continueranno a vedere il vecchio.

Utile no? Per far questo dovremo aggiungere una stringa contenente il nuovo IP ed il nuovo dominio;

x.x.x.x www.nuovoblog.it

al file;

  • <CARTELLA DI SISTEMA>/system32/drivers/etc/hosts (se sei su Windows)
  • /etc/hosts (se sei su Mac o Linux)

Una volta salvato il file, sul tuo computer l’indirizzo del tuo blog punterà al nuovo spazio.

Funziona tutto? Bene, a questo punto puoi modificare tranquillamente i DNS.

 

Photo credit: John Fischer

Come Vengono Calcolati i Click Validi Sugli Annunci AdSense?

Ecco il commento lasciato su Ikaro Abbattuto da Google Panda Update 2.4;

Ciao, c’è una cosa che non mi quadra, il mio blog fa un traffico abbastanza limitato, anche se sta iniziando a consolidarsi. Ho però alcuni dubbi su come AdSense funzioni, infatti ho chiesto ad un mio amico di fare click su un annuncio per verificare se effettivamente questo veniva conteggiato e, sorpresa, dopo tre giorni nel pannello riassuntivo ancora non c’è. E’ normale o Google conta a modo suo?

Ti premetto  che fare o far fare click è fortemente vietato dalle policy, quindi ti sconsiglio test del genere perchè, anche se fatti in buonafede, possono portare a conseguenze spiacevoli.

Detto questo ovviamente nessuno sa quali criteri vengano utilizzati per la contestualizzazione degli annunci o per il calcolo dei click validi.

Quello che posso dire è che a partire dallo scorso marzo/aprile molti grandi publishers hanno registrato un drastico calo del CTR, ovvero la percentuale dei click sugli annunci piazzato nei loro siti.

Cali nelle percentuali di click in genere possono essere giustificati da;

  • Diminuzione del numero di annunci con relativa decontestualizzazione dei servizi che appaiono in una determinata pagina
  • Diminuzione del rank nelle SERP per le chiavi altamente attinenti alle ricerche
  • Termine di campagne dei publishers con gli ads più accattivanti e performanti

ma al di la di questo ritengo che effettivamente qualcosa sia cambiato anche nel calcolo dei click validi.

Sono arrivato a questa conclusione dopo aver monitorato le statistiche su una mia pagina che generava molti click con una determinata key di entrata. Ebbene, il CTR è diminuito drasticamente con la stessa inbound key.

Daltronde lo stesso Larry Page, tornato alla guida di Google lo scorso Aprile aveva preannunciato cambiamenti nella gestione dell’advertising online per garantire il massimo ritorno agli advertiser (ROI).

Una possibile strategia sarebbe proprio potuta consistere nel non conteggiare click che non sono utili a coloro che li pagano. Quali sono?

Quelli che poi non vengono seguiti da un tempo sufficiente trascorso sul sito dell’advertiser, o che non genera conversioni.

In poche parole;

  1. Click fatti per sbaglio
  2. Click sugli annunci che vengono confusi col contenuto del post
  3. Click fatti apposta per regalare qualche centesimo al publisher
  4. Il click del tuo amico, che poi non ha fatto nulla sul sito dell’advertiser

e la cosa ha un suo senso perchè prima di questo ci fu un altro drastico calo generale del CTR in passato (esattamente nel 2008): quando l’area intorno agli ads fu resa non più cliccabile.

In questo modo per fare click l’utente doveva cliccare esattamente sul titolo dell’annuncio, col risultato che tutti i click fatti per sbagli furono eliminati ed i CTR a due cifre di molte pagine performanti passarono drasticamente ad una cifra soltanto.

8 Consigli per Far Durare Più a Lungo la Batteria del Tuo Smartphone

Telefonini e smartphone ormai sono veri e propri computer portatili, dei quali non si può fare più a meno. E questo può essere un problema, perchè l’efficienza delle batterie non ha seguito la stessa evoluzione dei telefoni.

Io stesso ho utilizzato in maniera massiccia molti telefoni, tra i più evoluti il Nokia N95 ed il successore N96, l’INQ1, iPhone e Omnia 2, l’HTC Desire HD ed altri. Ebbene, ad eccezione di un paio di loro (l’INQ1 e l’Omnia 2 di Samsung) tutti gli altri hanno rivelato un clamoroso tallone d’achille: una capacità della batteria inadeguata che porta allo scaricamento completo con qualche ora di utilizzo delle funzionalità di rete.

Ci sono alcuni accorgimenti che possono essere adottati per aumentare l’efficienza della batteria, e sono da poco disponibili dei caricabatteria esterni che possono essere molto utili in caso di scaricamento imprevisto.

Calcolare la durata di una batteria (Capacità nominale)

E’ semplice: parti dal presupposto che la batteria puà sparar fuori una determinata carica ogni ora e che il telefono ne consuma TOT ed ottieni il tempo di funzionamento del telefono dividendo la carica della batteria per il consumo del telefono.

  • La carica della batteria è espressa in mAh (milliampere che può fornire ogni ora)
  • Il consumo del telefono in mA (milliampere), ed ovviamente può variare in base all’utilizzo

Se hai pertanto una batteria da 900mAh ed il telefono a regime ti consuma 300 mA si spegnerà tra;

900mAh/300mA= 3 ore

Per la mia esperienza una buona batteria non dovrebbe avere una capaità inferiore a 1400 mAh.

Come aumentare la durata della batteria

Bè, semplice: o aumentando la sua capacità ed evitare che si degradi oppure diminuendo il consumo del telefono. Ecco alcuni utilissimi consigli in questa ottica.

  1. Tieni lontano il cellulare da fonti di calore, degradano la batteria.
  2. Non lasciare tutta la notte il caricabatterie attaccato al cellulare. A carica completa inizia a scaldare e rovina la batteria.
  3. Spegni il telefono quando non serve. Banale, lo so ma è efficace 🙂
  4. Imposta la modalità di rete a GSM se non hai bisogno di connessioni dati. Rimarrai sorpreso dall’aumento della durata della carica.
  5. Se la batteria è nuova caricala completamente prima dell’utilizzo.
  6. Nei primi 10 cicli di ricarica non aspettare che si scarichi del tutto per ricaricarla, ma fallo quando hai una tacca sola di energia
  7. Se possibile carica il cellulare da spento
  8. Evita l’uso degli scaricabatteria

Caricatori esterni

Sono disponibili anche dei caricabatteria portatili USB di emergenza che, se portati con se, possono essere utilizzati per resuscitare un telefonino scarico in caso di emergenza.

Duracell, via Digital PR, mi ha fornito gratuitamente un kit con il caricabatterie USB di viaggio che serve proprio come a questo scopo.

Non è la confezione che troverai in commercio, questa è stata confezionata specificatamente per bloggers vipps superstar, ma il caricatore è quello indicato nel cerchio.

I caricatore USB di emergenza di Duracell ha una capaicità di 1800 mAh (quindi bello capiente) e garantisce circa 5 ore di conversazione a batteria scarica.

E’ piccolino ed estremamente leggero e va comodamente in una tasca.

  • Si collega il caricabatterie alla spina estrabile
  • Si collega alla rete elettrica per caricarlo
  • Si stacca la spina dal caricabatterie e si porta con se

 

Al momento non ho trovato riferimenti sul sito in italiano in merito a questo caricabatterie in particolare, e sta per essere distribuito nelle catene di negozi hitech ad un prezzo suggerito di 29,90 euro circa proprio in questo giorni.

Ti lascio qualche bel post che ho utilizzato come fonte per approfondire;