Domini .eu partita la registrazione

A 5 giorni di distanza dall’avvio del primo sunrise period sono già migliaia le richieste di registrazione di domini .eu. La prima richiesta di registrazione è stata quella relativa la dominio "travel.eu" mentre quella pià richiesta è "sex.eu".

Al momento sono moltissimi coloro che hanno pre-registrato i domini presso molti Registrar, ma la preregistrazione non è garanzia di acquisizione del nome in quanto più persone/società in europa possono aver preregistrato lo stesso nome a dominio. Di fatto si tratterà di una corsa a tempo.

Il Sunrise period di 4 mesi è così strutturato;

  1. 7 Dicembre – 6 Febbraio: potranno registrare solo le entità che potranno vantare diritti di copyright sul marchio o sul nome che intendono acquisire
  2. 7 Febbraio – 6 Aprile: potranno registrare solo le entità il cui nome è collegato in qualche modo al dominio da registrare, come nomi di società, marchi non registrati, nomi letterari od artistici ecc.

Dal 7 Aprile in poi la registrazione sarà aperta a tutte le persone o società residenti in europa o che vantino interessi nel nostro continente.

I Registrars che hanno raccolto le preregistrazioni tenteranno di richiedere per primi le registrazioni di cui si sono fatti carico secondo le modalità sfissate dal Sunrise period, ma solo una richiesta verrà evasa: quella formalmente corretta che arriverà prima.

Gli altri, pur avendo pagato la pre-registrazione, dovranno rinunciare. Per maggiori dettagli consultare il sito ufficiale della European Registry of Internet Domain Names all’url: http://www.eurid.eu/

Digital subdivide, incomunicabilità tra connessi e sconnessi

Con digital divide in genere intendiamo la possibilità di accesso ai nuovi strumenti informativi non equamente distribuita tra la popolazione del pianeta. Se ne fa riferimento in genere ai popoli del terzo mondo che non possono utilizzare le nuove tecnologie informative (come internet ad esempio) per ovvi motivi di scarsita di mezzi, ma lascio questo tipo di approfondimenti ad altri.

Quello su cui vorrei focalizzare maggiormente anche prendendo spunto dall’interessante articolo del Prof. Pauletto sulla tecnologia che modifica le relazioni umane, è su una ulteriore suddivisione questa volta tra persone che hanno le stesse possibilità di accesso ai nuovi media, ma tra chi ne fa un uso complementare per la propria vita e chi ritiene i nuovi strumenti informativi ancora qualcosa di alieno e non ben fruibile.

Giocando con le parole potremmo coniare un nuovo termine: "digital subdivide", inteso come elemento di suddivisione tra persone appartenenti ad una stessa cultura con stesse possibilità di accesso ai new media (gli italiani, ad esempio).

Lo spunto mi è venuto osservando un aumento costante della difficoltà nei rapporti interpersonali di tutti i giorni tra due categorie di persone; chi ancora non utilizza i nuovi strumenti di informazione come internet o lo fa in maniera saltuaria, ed i cosidetti "wired" (letteralmente dall’inglese "connessi").

Per entrare meglio nel dettaglio un "wired" è una persona che "ha bisogno" di essere connesso, che opera in internet quasi per tutto; per informarsi, per la banca, per i viaggi, per lavoro, per tutto.

Anche per esperienza personale, in quanto chi scrive è "wired", mi è capitato di verificare l’esistenza di analogie ben precise nei rapporti interpersonali tra me, amici, collaboratori e persone normali (che chiameremo "sconnessi").

Gli sconnessi considerano i wired "strani", o meglio "non normali" non tanto per la maniacale voglia di essere connessi in rete anche senza un motivo ben preciso, quanto per un differente approccio mentale alle semplici questioni che possono essere oggetto di discussione con amici, parenti e famiglia.

Questa visione completamente diversa della vita e dei problemi comuni determinano una sostanziale incomunicabilità sempre più marcata.

Succede a me, succede ad amici come me ed a collaboratori. Troppo per essere solo una coincidenza. Generalmente si addebita questa differenza tra sconnessi e wired alla quantità di informazioni molto superiore immagazzinate ed elaborate dal wired nell’arco della giornata ma non è così.

Mente sconnessa e mente wired

Ho notato una sorprendente analogia infatti tra le modalità di elaborazione di una mente "sconnessa" ed una mente "wired" paragonabili alle differenze sostanziali tra un foglio di calcolo Excel ed una base dati relazionale.

Divertiamoci (azzardando) a riassumere alcune differenze fondamentali tra i due processi mentali:

  • Quatità delle informazioni assimilate nell’arco della giornata
    • Sconnesso: centinaia
    • Wired: migliaia
  • Tempo di validità delle informazioni assimilate
    • Sconnesso: 2/3 giorni
    • Wired: 10/20 minuti
  • Trattamento informazioni non rilevanti
    • Sconnesso: eliminate
    • Wired: archiviate

Per uno sconnesso, pertanto, un wired è un tipo strano perchè è sempre a cercare e archiviare informazioni apparentemente irrilevanti o inutili. Tali informazioni possono arrivare da una chat, da una webcam, da un giornale on line, da un sito professionale. Non è importante. Il suo atteggiamento mentale sembra non essere quello di discernere tra informazioni affidabili e non, scartando queste ultime, ma quello di catalogare informazioni senza un apparente arbitrio con voracità sempre maggiori. Bè, un po strano in effetti sembra, se non fosse che questa è proprio la dinamica di una base dati relazionale che costituisce un sistema di Business Intelligence.

Il valore dei dati

Per una persona normale il valore di una informazione è parte entrinseca dell’informazione stessa. Per un wired non è così.

Il valore dell’informazione è dato dalle sue possibili correlazioni con altre precedentemente archiviate, o con quelle ancora da archiviare. Ciò potrebbe spiegare perchè il wired ha un desiderio quasi maniacale di essere connesso ed assorbire informazioni.

Una informazione apparentemente banale ed inutile incamerata oggi potrebbe costituire il nodo di correlazione fondamentale tra centinaia di informazioni incamerate in passato e da tali correlazioni tra informazioni affidabili, meno affidabili o palesemente inesatte potrebbe vedere la luce una indubitabile verità.

L’importanza dei dati

Questo spiega anche perchè il wired non scarta a priori nulla, neanche informazioni banali o di poco conto. Semplicemente perchè una informazione insignificante potrebbe essere determinante se interpretata in base al tempo ed alle correlazioni.

Il wired non giudica neanche. Una informazione è una informazione e basta. In sè non è sconcia, non è corretta, non è scorretta, né immorale ecc. E’ un piccolo pezzo in attesa di essere correlato.

Questo meccanismo esiste anche in informatica ed è chiamato data-mining, un meccanismo di analisi operato su basi dati relazionali da sistemi di Business intelligence che aiutano le imprese nella decision marketing e nella conoscenza condivisa aziendale.

Digital subdivide

Pertanto l’entità dell’impatto individuale della tecnologia informativa è altrettanto importante del digital divide. Se proprio non divide la popolazione del pianeta, sta iniziando a dividere persone della stessa cultura per una sostanziale differenza delle dinamiche con cui la mente elabora e tratta le informazioni, differenza paragonabile a quella che separa un foglio di calcolo excel da una base dati relazionale, e che viene inevitabilemente fuori durante una normale discussione in famiglia o una tranquilla chiacchierata tra amici.

Baby Boomers: la nuova frontiera del marketing

Quest’anno circa metà dei Baby Boomers avrà 50 anni e più ("baby boomers" vengono comunemente definiti i nati tra il 1946 e il 1964, periodo in cui al boom economico seguì un aumento esponenziale delle nascite). Secondo previsioni questi "senior" spenderanno 2 mila miliardi di dollari all’anno in beni di consumo e servizi. Di questi sono stati, sin dalla nascita, il forte motore economico rimanendo uno dei più vasti ed importanti gruppi demografici d’America.

I Boomer hanno sempre ottenuto qualunque cosa volessero, senza però stabilire particolari standard o abitudini d’acquisto immutabili quando si parla di consumo. Anzi, sono sempre alla ricerca di prodotti migliori. Da sempre sperimentano prodotti e servizi e si divertono nel provare cose nuove.

Ma la vita adesso sta cambiando per loro che hanno raggiunto la soglia dei 50 anni ed oltre.

Fino ad oggi i marketer hanno seguito una di queste due strade:

  1. li hanno ignorati del tutto come interessante fascia di mercato, focalizzando l’attenzione solo sugli appartenenti alla fascia d’età 18-49 anni
  2. oppure li hanno targettizzati in modo improprio, ammassando tuttigli over 50 nel segmento del "mature market", pregno di pubblicità inerente "adulti attivi" dai capelli grigi che conducono "vite attive".

Oggi i tempi sono cambiati e nessuna delle su citate strategie funzionerebbe più. Non è più possibile ignorare i baby boomers. Solo negli Stati Uniti sono circa 78 milioni, mentre in Italia la cifra si aggira intorno ai 15 milioni). C’é semplicemente "troppo" denaro nelle loro mani per poter far finta di niente. Inoltre l’approccio a livello di marketing non può essere lo stesso adottato per le generazioni di over 50 che li hanno preceduti, in quanto i baby boomer pensano, agiscono e sentono in modo del tutto diverso.

La vita è diversa a 50 anni. Almeno lo è stata per le generazioni precedenti. Per i boomer, comunque, la vita rimane un qualcosa che deve continuare ad offrire molte esperienze, e va vissuta non solo bene, ma meglio! Le loro priorità quindi non sono necessariamente nuove, ma anche una rivisitazione di quelle esistenti rimesse a fuoco con l’esperienza di un 50enne.

Per i baby boomer il tempo è sicuramente trascorso, sono cresciuti, ma state tranquilli, loro non si comporteranno da "vecchi" nè tantomeno questo sarà il loro modo di percepire o vivere la vita. I Boomer mantengono ancora la stessa forma mentis che li ha contraddistinti sin dall’inizio: il sentirsi giovani.

Si vedono più giovani di 10-20 anni. Non pensano a loro come persone di una certa età che "pensano giovane", ma come persone giovani con qualche ruga e capello grigio. Cominceranno a vedersi vecchi quando avranno 70 anni.

Fino ad allora, la generazione ribattezzata dagli americani come "ME Generation" sarà indirizzata all’acquisto dal proprio modo di pensare e sentire, dopo tutto non c’e’ investimento migliore e più soddisfacente che quello fatto per sé stessi. Per i marketer, l’implicazione principale è rappresentata dal fatto che i baby boomers vogliono apparire e sentirsi giovani, in salute, vitali e sexy. L’unica loro meta è il vivere il più a lungo possibile, nel modo migliore possibile, provando con tenacia ed anzi raddoppiando gli sforzi nei confronti di tutti gli eventuali ostacoli. I boomer vogliono dimostrare che l’età non è sinonimo di debolezza e con il loro stile di vita elevato ci stanno riuscendo.

La maggior parte dei Boomer possiede una casa di proprietà, ha estinto o sta per estinguere il mutuo relativo alla prima casa, di conseguenza hanno risorse sufficienti per ristrutturarla, ingrandirla o comprarne una nuova. Una previsione dell’American Demographics sottolinea come i baby boomer americani acquisteranno un milione di abitazioni ad uso di seconda casa entro il 2010. Questo significa che questa fascia socio-demografica rappresenterà una grossa fetta nel segmento dei big spender nel corso dei prossimi anni.

Inoltre da sempre i baby boomer hanno dedicato molto tempo a sé stessi (tanto da poter essere considerata come una loro peculiarità) e certo quest’abitudine è ben lontana dal cambiamento, tanto che sono alla continua ricerca di tutto ciò che è empiricamente sinonimo del godersi la vita e di riduzione dello stress, come cene in ristoranti di classe, viaggi costosi, tecnologia, automobili etc…

In fin dei conti hanno soldi da spendere e li vogliono spendere ragione in più per non ignorare questo target!

Streamer One, la tv internet peer to peer

Se i blog hanno rotto il monopolio informativo e programmi come Coolstreaming e PPlive stanno infastidendo il business delle pay Tv, Streamer One entra nel campo del broadcast audio video. Ovvero, chiunque potrà fare la sua TV.

Questo è possibile grazie ad una interessantissima tecnologia utilizzata da Streamer One che applica il concetto del peer-to-peer alla TV internet. Il problema di inviare un flusso dati costanto sino ad ora era dovuto all’esoso costo della banda consumata che richiedeva costi esorbitanti. Streamer One è una applicazione infatti che risolve questa limitazione frammentando il flusso video verso un limitato numero di utenti, che a loro volta lo trasmettono ad altri attraverso un meccanismo a cascata.

Il progetto è ancora sperimentale in quanto ad oggi sono state rilasciate le prime due versioni alfa per Windows e la prima versione per Linux lo scorso 2 Dicembre, ed il programma è scaricabile ed installabile per test e speriamentazione, ma crediamo che Streamer One abbia concettualmente le premesse per diventare l’anello finale per la rottura definitiva del monopolio dell’informazione scritta, audio e video.

Riportiamo dal sito streamerone.it;

Che cosà è StreamerOne

StreamerOne è un sistema di web broadcasting in grado di distribuire streaming audio/video di qualità ad un numero teoricamente illimitato di utenti contemporanei. Fino a ieri effettuare broadcasting su internet di eventi dal vivo o di un canale televisivo in grado di coinvolgere decine di migliaia di utenti contemporaneamente era pura fantasia. Infatti la distribuzione del video tramite streaming convenzionale (unicast) su internet è condizionato fortemente da parametri tecnici che sono riconducibili a:

  • capacità di connessione digitale del provider al backbone internet
  • capacità di processing del server (o dei server) di streaming

Tutto ciò implica costi di erogazione del servizio di unicast direttamente proporzionali al numero di utenti che si intende raggiungere e alla qualità del video (numero di pixel di ogni frame, numero di frame per secondo) che si intende distribuire. StreamerOne è il primo sistema di streaming P2P ad utilizzare tecnologia completamente italiana mettendo a disposizione le esperienze svolte in ambito internazionale, know how ed infrastrutture per soddisfare ogni esigenza di professionisti, aziende ed organizzazioni.

La tecnologia

Numero illimitato di utenti e qualità superiore nelle immagini sono le caratteristiche principali di StreamerOne rese possibili grazie all’utilizzo della tecnologia Peer to Peer (P2P) applicata alla distribuzione del flusso video.

In pratica, la sorgente di streaming inizia a segmentare e fornire il flusso ad un numero limitato di utenti che a loro volta lo ridistribuiscono agli altri che intendono connettersi attraverso un meccanismo di condivisione a cascata. Sofisticati algoritmi gestiscono la connessione e la disconnessione di ciascun utente dallo streaming mentre tutte gli scambi dei dati tra la sorgente e i peerer avvengono in maniera sicura tramite utilizzo di chiave pubblica e privata.

La qualità del flusso originario può essere qualunque.

Tuttavia è bene considerare la tipologia di connessione alla rete internet degli utenti ai quali si pensa di rivolgersi. Ad esempio, per connessioni ADSL con velocità di upload nominale di 512 kbps è consigliabile un flusso di circa 280 kbps corrispondende ad una qualità video VHS con audio FM. Per visualizzare lo streaming, l’utente deve installare un player appositamente realizzato per attivare il P2P sia con flussi Windows Media Video (WMV) che Real Player (RM). L’utilizzo del player è gratuito.

Dopo l’attivazione del player, l’utente deve aspettare qualche istante affinchè il sistema lo accolga al suo interno ed inizi a ricevere fluidamente e senza interruzioni il segnale video. La caratteristica fondamentale che contraddistingue questa modalità di utilizzo del P2P rispetto ai sistemi di file sharing, spesso accusati di violazione del diritto di autore, consiste nella pubblica conoscenza della sorgente del flusso video che è unica, nota ed individuabile in maniera certa.

I Servizi

I servizi connessi all’utilizzo di StreameOne sono rivolti a quegli operatori che intendono distribuire contenuti video in maniera continuativa o anche semplicemente saltuaria attraverso Internet con elevata qualità e ad un numero illimitato di utenti:

  • Accesso al canale dall’elenco completo delle emittenti residenti nella piattaforma

  • Accesso al canale dall’interno di una pagina web personalizzata

  • Accesso al canale tramite eventuale username e password

  • Statistiche dettagliate di accesso al canale

  • Trasmissione multibitrate

Sul sito di Streamer One potete scaricare le versioni Alpha 0.2 per Windows e Linux, iscrivervi alla newsletter ed avere tutte le informazioni e le guide di installazione per i due sistemi.

Update del 9/4/2011: Il progetto Streamer one è stato chiuso nel 2009.

TV digitale terrestre, i dati personali saranno in pericolo?

La tv digitale terrestre (DTT) slitterà ancora. Lo switch off (lo spegnimento della tv analogica) del 31 Dicembre del 2008 lo ha indicato il ministro delle comunicazioni, Mario Landolfi, al termine del Consiglio dell’Ue a Bruxelles. In merito a questo ritardo si parla fallimento dell’intera strategia finanziata dallo Stato, ma il fatto degno di rilievo non è tanto il discusso ritardo, ma lo spegimento della tv normale che porterà ad utilizzare obbligatoriamente il decoder.

Le innovazioni più importanti introdotte da questo cambiamento saranno;

  • Una qualità digitale delle immagini, che si vedranno sempre perfettamente senza possibilità di disturbi
  • TV on demand, potremo decidere cosa vedere e quando
  • Interattività, potremo interagire tramite il telecomando con le trasimissioni

Questo è possibile grazie al fatto che il decoder interfaccerà il televisore con il segnale TV, ed il decoder non è altro che un computer il quale oltre a decodificare il segnale video ed inviarlo alla TV si occuperà anche di gestire tutte le procedure tecniche necessarie a permetterci le operazioni elencate sopra, e per fare ciò in alcuni casi dovrà inviare informazioni da casa all’esterno eseguito utilizzando la linea telefonica.

Fantastico! Verrebbe da dire.

Se non fosse per un piccolo particolare: dal prossimo 31 Dicembre 2008 il digitale terrestre non sarà più una opzione, ma il mezzo obbligatorio per continuare a guardare anche solo i normali canali che abbiamo visto sino ad ora con una normale TV.

Questa scelta è stata giustificata con necessità di innovazione tecnologica, infatti l’Italia una volta tanto in questo settore è stato proclamato dai fautori del progetto DTT come il paese più avanzato del pianeta.

Bellissimo! Si potrebbe continuare ad esclamare, se non fosse per il fatto che il nostro paese dal punto di vista dell’impatto dell’ICT è in una posizione disastrosa a livelli da terzo mondo, sia nella vita sociale che in nella funzione pubblica.

Come mai quindi questa forzata accellerazione in un settore sì tecnologico, ma forse meno importante ed urgente rispetto ad altre priorità come l’informatizzazione della scuola pubblica e l’alfabetizzazione informatica della popolazione?

Ricapitolando quindi;

  • Il lancio del DTT è avvenuta quando la tecnologia ancora non era messa a punto
  • A fronte di una spinta commerciale notevole, i palinsesti dei canali del DT erano praticamente nulli, a parte qualche partita di calcio visibile tra l’altro con molte difficoltà. Ed ora non è molto meglio.
  • Il progetto ha comportato sforzi notevoli trascurando necessità ben più impellenti in ambito tecnologico nel nostro paese
  • Dal 28 Dicembre 2008 la TV normale verrà "spenta" (switch off) e dovremo usare il DTT anche per vedere canali normali
  • Già oggi esiste una tecnologia analoga che funziona a pieno regime; l’Internet TV

Trovo questo alquanto strano. Le perplessità si fanno decisamente maggiori se invece andiamo ad elencare quali sono le informazioni di maggior valore per le aziende, utilizzabili per scopi commerciali in ambito televisivo ed in generale;

  1. I dati personali degli utenti
  2. Gusti ed abitudini
  3. Acquisti
  4. Le classifiche Auditel

Tra 2 anni chiunque voglia guardare la TV, deve avere un decoder DTT, ed un decoder come abbiamo già detto, altro non è che un computer. In quanto tale quindi, è tecnicamente possibile fare in modo che "memorizzi" determinati eventi come i cambi di canale. Sembra banale ma non lo è. Un semplice cambio canale contiene in in sè queste informazioni;

  • L’ora in cui si cambia un canale
  • Il canale che si sta lasciano e quello a cui ci si sta collegando
  • Tipologie e generi di programmi e pubblicità viste

Queste informazioni, accumulate in un arco di tempo lungo (un anno per esempio) se analizzate a dovere attraverso operazioni di data mining fornirebbero praticamente l’identikit di ognuno di noi; dove ci soffermiamo, i programmi da cui scappiamo, le cose che ci attirano di più, quello che ci fa cambiare canale e molto altro.

Continuando ad ipotizzare, ogni decoder è dotato di un modem necessario per le operazioni che richiedono un collegamento all’esterno, pertanto sarebbe anche possibile prelevare questi eventuali dati una volta memorizzati. Il fatto che siano solo ipotesi non vuol dire però che non dobbiamo chiedere a voce ferma garanzie precise in tal senso.

Il fatto che quanto descritto, sebbene solo frutto di ipotesi e supposizioni, sia tecnicamente possibile e che tali informazioni avrebbero indubbiamente un enorme valore a fini di marketing e di controllo, è condizione necessaria e sufficiente ad esigere per tutela della privacy che venga reso noto in maniera precisa e dettagliata quali tipi di eventi ed iinformazioni a noi legati il decoder memorizza, considerando anche che dal 2008 saremo obbligati ad utilizzarlo se vogliamo vedere la TV.

Per chi trova queste ipotesi esagerate e frutto di catastrofismo, cito un paio di fatti reali i quali, se raccontati prima dell’accertamento degli stessi, avrebbero suscitato al massimo ilarità e divertimento;

  1. La Sony ha inserito all’interno di acluni dei propri CD audio dei virus che infettano i computer, memorizzano di nascosto i dati degli utenti, e favoriscono intrusioni non autorizzate nel computer stesso tramite internet.
  2. Molte stampanti laser (Canon, DELL, HP, IMB e molte, molte altre) stampano un codice segreto invisibile su ogni foglio per collegare ogni stampa alla relativa stampante e quindi al proprietario, accorgimento messo in opera a seguito di accordi tra i servizi segreti americani e le case costruttrici.

E’ anche vero tuttavia che lo stesso problema lo abbiamo con altri tipi di tecnologie, come la TV satellitare e la nuovissima TV via internet, ma nel caso del DTT l’anomalia è costituita dal fatto che tra poco non si avrà più scelta. Chi vorrà guardare la TV dovrè usare il digitale terrestre, anche chi con la tecnologia non ha un buon rapporto.

Mancano ancora 3 anni al 31 Dicembre 2008, e penso che entro quella data dovra essere messo chiaro nero su bianco esattamente come i decoder DTT gestiscono i dati, se li memorizzano, quali dati memorizzano e quali dati eventualmente possono essere inviati all’esterno. Sarebbe ora di iniziare a chiederlo.

Information overload, la tecnologia modifica le relazioni

La crescente rapidità di accesso alle informazioni modifica il modo di pensare e soprattutto di relazionarsi con gli altri.

Nell’attuale mondo iper tecnologico la dimensione psichica dell’io, quella a cui eravamo abituati, fatica a sopravvivere. Siamo sopraffatti da molteplici stimoli sensoriali, molteplici fonti informative (Internet, cellulari, televisione, video), dobbiamo fare i conti con un crescente rapidità di accesso alle informazioni.

Il nostro modo di pensare e lo stile cognitivo che utilizzavamo una volta ora non vanno più bene, sono troppo lenti e inefficaci.

Dobbiamo sviluppare capacità di saper operare rapide valutazioni e selezioni delle informazioni. La razionalità lascia il posto alla creatività, il libro al Web, la scrittura alla multimedialità (gli SMS e gli MMS delle nuove generazioni, che usano i cellulari come carta e penna). L’io di gutenber, dei libri e della parola scritta, lascia il posto all’ digtIO (io-digitale).

Dominando la transizione, la complessità, il passaggio; niente è duraturo, molte informazioni valgono appena poche ore, al massimo un giorno,le realtà molteplici, l’iper-realtà (il cui inizio si è avuto con la virtualità) la mente si deve addattare trasformandosi.

L’io si frammenta vivendo una molteplicità del sé, a multipersonalità, a identità mutevoli. Cadono le certezze, avanzano gli spazi dei molteplici interrogativi, domina la comunicazione comunque e ovunque, con qualsiasi media: tutto va sperimentato condividendo esperienze, relazioni in gruppi reali o virtuali di breve durata, o creati per l’occasione.

Si vivono così mutevoli forme di coscienza, digitIO proteiforme, flessibile, capace di adattarsi continuamente alle nuove circostanze, trasformandosi in forme di mimetismi buoni per l’occasione.

Creare relazioni e network di relazioni, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie, ecco la nuova professione del 2006: chi è pronto?

Ikaro entra in Google News

Vi comunichiamo con enorme soddisfazione che il nostro canale di notizie e quello di articoli sono da qualche giorno ufficialmente parte del sistema Google News. Tutte le informazioni consultabili in Ikaro e tramite tecnologia RSS saranno utilizzate da Google come risultati nelle ricerche delle news.

Per chi ancora non ci conoscesse, Ikaro.net è on line dal lontano (informaticamente parlando) 1995. Siamo sempre stati attenti e presenti alla nascita, all’evoluzione e qualche volta al fallimento delle numerose tecnologie che hanno attraversato questo decennio.

Siamo nati come progettisti web, sviluppando siti ad alta tecnologia e offrendo formazione e supporto sia ad enti istituzionali (come CGIL, Università di Roma La Sapienza) sia ad enti privati (Orga, Bcf).

Abbiamo collaborato a progetti ambiziosi (come il WPCW per la Fao) e messo a punto numerosi sistemi informativi di gestione contenuti per il web, nonchè tra i primissimi in italia ad optare per Linux come OS per il server di produzione e sviluppo già nel 1999.

Dopo una accurata osservazione del mercato e dopo aver preso atto del pericoloso disallineamento tra la qualità e le potenzialità dei sistemi informativi da noi sviluppati (cosi come quelli di altri nostri competitor) con la scarsa consapevolezza nell’utilizzo di tali sistemi da parte della maggior parte delle PMI clienti, abbiamo deciso di investire i nostri sforzi maggiormente su progetti indipendenti in ambito di gestione e diffusione dei contenuti utilizzando tecnologie aperte (Open Source) e creando servizi accesso libero e gratuito generando le risorse economiche per il mantenimento principalmente dal traffico, raggiungendo le 200.000 pagine visitate ogni mese (in costante crescita).

Abbiamo un occhio di riguardo verso la diffusione e la conoscenza di tecnologie Open Source e verso l’esplorazione e sperimentazione individuale di nuove forme di collaborazione on line e/o nuovi strumenti di comunicazione.

E’ possibile segnalare notizie ed informazioni rilevanti nel panorama dell’ICT, tecnologia in generale, web developement, web marketing e Open Source attraverso l’apposita form.

Lavoreremo ancora per creare nuovi servizi mantenedoli rigorosamente gratuiti.

Folli idee hitech per i regali di natale

Natale si avvicina, ed abbiamo selezionato per voi 4 regali trovati navigando in rete che hanno catturato la nostra attenzione per almeno una delle seguenti caratteristiche: inutilità, trasgressività, hitech estremo, semplicità.

Rilevatore di bugie

Prezzo: 19,90$

Se Natale è il festival dei regali inutili questo è il re dei regali di Natale. E’ una specie di guanto rigido che si infila nella mano e che sarebbe in grado di rilevare quando chi lo indossa dice una bugia, rilasciando una scarica elettrica per punizione.

  • Giudizio; inutile, di breve durata.
  • Vantaggi: potrebbe piacere a molti
  • Svantaggi: potrebbe creare imbarazzo tra amici in fase di… testing
  • http://www.stupid.com/stat/LIAR.html

HotSpot Finder

hot spot finder

Prezzo: 29.99$

Piccolo come un portachiavi ed economico questo è un piccolo gioiello che potrebbe risolvere molti problemi su regali da fare ad amici e parenti.
Il congegno non fa altro che rilevare eventuali connessioni wireless presenti (hotspot) in un raggio di 500 piedi mostrandone anche la potenza di segnale.

Chissà, magari a casa vostra esiste la connessione a banda larga senza fili del vostro vicino ma voi nonm lo sapete…

  • Giudizio: Utilissimo, cool, hitech.
  • Vantaggi: economico, leggero, utile
  • Svantaggi: non per tutti, troppo hitech
  • http://www.extremetech.com/

IBuzz

IBuzz

Prezzo: 29.99 sterline inglesi.

ad un prezzo decisamente interessante, l’IBuzz merita lo scettro di regalo più assurdo del natale 2005. E’ un accessorio che interfaccia l’IPod alle parti intime maschili o femminili. Si, avete capito bene. Collegate l’IBuzz al vostro Ipod, scegliete l’accessorio ed "interfacciatelo" con le vostre parti intime (anello in lattice per lui, mini vibratore per lei) e l’Ibuzz stimolerà il sesso dando piacere vibrando al ritmo della vostra musica preferita.

  • Giudizio: Assurdo, cervellotico, e decisamente anticonformista.
  • Vantaggi: economico, trasgressivo.
  • Svantaggi: da non scartare di fronte a parenti e familiari, potrebbe piacere troppo a lei
  • http://www.ibuzz.co.uk/

The Toy

Prezzo: 295 euro

Se preferite invece contribuire attivamente al piacere sessuale della vostra lei quando siete lontani, con questo giocattolo sarete voi che inviando sms alla vostra ragazza trasmetterete direttamanete impulsi al suo vibratore collegato via bluetooth al suo cellulare. Il prezzo è alto ma Il Giocattolo (The Toy) è decisamente hitech e futuristico. Se poi volete saperne di più leggete la recensione di Regina, che l’ha provato (veramente) e recensito per Wired Magazine.

  • Giudizio: CyberCool!
  • Vantaggi: abbatte le distanze.
  • Svantaggi: è caro, potrebbe messaggiarla qualcun altro.
  • http://www.thetoy.co.uk/

Avete suggerimenti? Aggiungete voi stessi altre segnalazioni utilizando il modulo in basso.

ICT e società, in Italia livelli da terzo mondo

Nello scorso Marzo 2005 il World Economic Forum ha stilato la classifica annuale dei paesi con il più elevato impatto di nuove tecnologie di comunicazione ed informazione nella vita sociale ed economica.

L’italia si è classificata al 47 posto su 104 nazioni preceduta addirittura da Cipro, Thailandia, Bahrein, Cina, Grecia e Giordania. E la cosa è ancor più grave se consideriamo che strumenti e connettività ormai sono dispobonibili a prezzi stracciati, quasi gratis.

Photo credit: Joăo Estęvăo A. de Freitas

Voglio riprendere questa notizia un pochino datata per riaprire il discorso sulle cause che hanno determinato questa situazione un pò imbarazzante dopo uno scambio di battute che ho avuto su ziobudda.net con altri utenti in merito alla notizia che alcune aziende stanno impedendo l’uso di Skype sulle intranet aziendali.

E’ proprio questo infatti a mio avviso l’ambito più influente nel crollo dell’italia in merito all’impatto dell’ICT nella vita sociale (lo scorso anno eravamo al 28 posto, ben 17 posizioni in più), in particolare l’utilizzo generale delle nuove tecnologie in ambito aziendale dei lavoratori.

Per esperienza personale negli ultimi 10 anni mi è capitato molto spesso di verificare che in quasi tutte le aziende con le quali sono venuto a contatto le intranet erano impostate in maniera tale da bloccare l’utilizzo di applicazioni e messengers vari con lo scopo di evitare tentazioni per i lavoratori che avrebbero determinato la perdita di ore lavoro. Purtroppo però questa drastica misura ha anche determinato una situazione di isolamento di alcuni processi produttivi da eventuali benefici che le nuove tecnologie avrebbero apportato.

Detto in parole povere, i nuovi strumenti di comunicazione e di informazione se integrati nei processi lavorativi giornalieri avrebbero apportato molti più benefici rispetto ai danni relativi alla perdita di qualche ora di chat.

Siamo sicuri che il divieto d’uso dei nuovi strumenti di comunicazione sia meno dannoso della perdita di qualche ora di lavoro? La mia opinione è: NO.

E’ inutile cercare di valutare perchè l’italia stia andando indietro da questo punto di vista se non si ha il coraggio di guardare diritto in faccia al problema. Stiamo arretrando dal punto di vista della competizione aziendale e dal punto di vista sociale: in ambito aziendale i lavoratori che vengono isolati dalle nuove tecnologie non possono ovviamente competere come base produttiva con realtà estere in cui i dipendenti hanno tempi di accesso e di gestione delle informazioni molto più rapidi grazie alle nuove tecnologie, ed anche in cui si è abituati ad integrare nella propria vita le innovazioni tecnologiche e non a considerarle come qualcosa da utilizzare solo fuori dal lavoro.

In ambito sociale dov’è che le persone trascorrono la maggior parte del tempo? Al lavoro ovviamente, e se si viene isolati da nuovi sistemi di gestione delle informazioni la dove spendiamo la maggior parte della nostra vita, quand’è che dovremmo sopperire a questa mancanza? Di notte quando dovremmo dormire?

Non a caso in Italia le persone che utilizzano le nuove tecnologie tutti i giorni e ne fanno un uso complementare, quasi normale per la propria vita sono proprio coloro che non lavorano. Studenti, ragazzi in attesa di una occupazione, casalinghe (tra le più assidue frequentatrici delle chat). Un caso? No, una conseguenza.

In un paese quindi dove le persone non sono abituate ad integrare questi strumenti nella propria vita come processo evolutivo normale, come facciamo poi a stupirci se l’ICT non fa presa nelle pubbliche amministrazioni, nelle istituzioni ed in ogni altro ambito sociale?

Ci vuole coraggio per evolvere, ed una delle barriere che a mio avviso deve cadere è proprio l’antiquata ed anacronistica convinzione di considerare questi nuovi strumenti informativi come un ostacolo anzichè un supporto necessario e rinvigorente per i processi produttivi aziendali, senza aver paura di perdere qualche ora di lavoro per la chat, poichè si perderebbe comunque con altri pretesti.

"Ho grosse e fondate perplessità sui risultati ed in particolare sulla circostanza che in un anno solo l’Italia possa essere retrocessa dal 28° al 45° posto. È davvero difficile comprendere come ciò possa accadere…" affermò l’ex ministro Stanca. Penso l’esercito di professionisti e consulenti che ogni giorno entra in contatto dall’esterno con le situazioni qui descritte possano fugare tutte le sue perplessità in breve tempo.

"Non ti do la chat altrimenti non lavori" è purtroppo un atteggiamento tipico delle aziende italiane, e come conseguenza le aziende stesse ormai hanno perso competitività chiedendosi alienate e stralunate come mai.

Instant Video Everywhere, Sony fa concorrenza a Skype

La Sony ha lanciato un nuovo sistema gratuito VoIP con la possibilità di utilizzare una webcam. Il programma è "Instant Video Everywhere" ed è già disponibile per il download dal sito http://sony.glowpoint.com/, ma solo per windows. Sul sito Sony non sono state rese note eventuali future release compatibili con altri sistemi.

La concorrenza vera e propria con Skype avrà inizio con la distribuzione di IVE sul nuovo notebook Sony Vaio BX che verrà venduto con telecamera integrata.

Anche IVE infatti consente di effettuare chiamate voce/video gratuitamente con tutti coloro che avranno la stessa applicazione e telefonare su apparecchi convenzionali. Si potrà inoltre disporre di un vero e proprio numero telefonico per un prezzo di $9,95 al mese che ci consentirà di ricevere chiamate da telefoni normali direttamente sul nostro computer.

La novità più grande tuttavia consiste nella possibilità di effettuare vere e proprie videoconferenze grazie all’apporto nel progetto di GlowPoint, leader nel settore di videoconferenza via web. La notizia si sovrappone con quella annunciata da Skype in merito alla versione 1.5, di prossima uscita, che gestirà anche videoconferenze.