ICT e società, in Italia livelli da terzo mondo

Nello scorso Marzo 2005 il World Economic Forum ha stilato la classifica annuale dei paesi con il più elevato impatto di nuove tecnologie di comunicazione ed informazione nella vita sociale ed economica.

L’italia si è classificata al 47 posto su 104 nazioni preceduta addirittura da Cipro, Thailandia, Bahrein, Cina, Grecia e Giordania. E la cosa è ancor più grave se consideriamo che strumenti e connettività ormai sono dispobonibili a prezzi stracciati, quasi gratis.

Photo credit: Joăo Estęvăo A. de Freitas
Photo credit: Joăo Estęvăo A. de Freitas

Voglio riprendere questa notizia un pochino datata per riaprire il discorso sulle cause che hanno determinato questa situazione un pò imbarazzante dopo uno scambio di battute che ho avuto su ziobudda.net con altri utenti in merito alla notizia che alcune aziende stanno impedendo l’uso di Skype sulle intranet aziendali.

E’ proprio questo infatti a mio avviso l’ambito più influente nel crollo dell’italia in merito all’impatto dell’ICT nella vita sociale (lo scorso anno eravamo al 28 posto, ben 17 posizioni in più), in particolare l’utilizzo generale delle nuove tecnologie in ambito aziendale dei lavoratori.

Per esperienza personale negli ultimi 10 anni mi è capitato molto spesso di verificare che in quasi tutte le aziende con le quali sono venuto a contatto le intranet erano impostate in maniera tale da bloccare l’utilizzo di applicazioni e messengers vari con lo scopo di evitare tentazioni per i lavoratori che avrebbero determinato la perdita di ore lavoro. Purtroppo però questa drastica misura ha anche determinato una situazione di isolamento di alcuni processi produttivi da eventuali benefici che le nuove tecnologie avrebbero apportato.

Detto in parole povere, i nuovi strumenti di comunicazione e di informazione se integrati nei processi lavorativi giornalieri avrebbero apportato molti più benefici rispetto ai danni relativi alla perdita di qualche ora di chat.

Siamo sicuri che il divieto d’uso dei nuovi strumenti di comunicazione sia meno dannoso della perdita di qualche ora di lavoro? La mia opinione è: NO.

E’ inutile cercare di valutare perchè l’italia stia andando indietro da questo punto di vista se non si ha il coraggio di guardare diritto in faccia al problema. Stiamo arretrando dal punto di vista della competizione aziendale e dal punto di vista sociale: in ambito aziendale i lavoratori che vengono isolati dalle nuove tecnologie non possono ovviamente competere come base produttiva con realtà estere in cui i dipendenti hanno tempi di accesso e di gestione delle informazioni molto più rapidi grazie alle nuove tecnologie, ed anche in cui si è abituati ad integrare nella propria vita le innovazioni tecnologiche e non a considerarle come qualcosa da utilizzare solo fuori dal lavoro.

In ambito sociale dov’è che le persone trascorrono la maggior parte del tempo? Al lavoro ovviamente, e se si viene isolati da nuovi sistemi di gestione delle informazioni la dove spendiamo la maggior parte della nostra vita, quand’è che dovremmo sopperire a questa mancanza? Di notte quando dovremmo dormire?

Non a caso in Italia le persone che utilizzano le nuove tecnologie tutti i giorni e ne fanno un uso complementare, quasi normale per la propria vita sono proprio coloro che non lavorano. Studenti, ragazzi in attesa di una occupazione, casalinghe (tra le più assidue frequentatrici delle chat). Un caso? No, una conseguenza.

In un paese quindi dove le persone non sono abituate ad integrare questi strumenti nella propria vita come processo evolutivo normale, come facciamo poi a stupirci se l’ICT non fa presa nelle pubbliche amministrazioni, nelle istituzioni ed in ogni altro ambito sociale?

Ci vuole coraggio per evolvere, ed una delle barriere che a mio avviso deve cadere è proprio l’antiquata ed anacronistica convinzione di considerare questi nuovi strumenti informativi come un ostacolo anzichè un supporto necessario e rinvigorente per i processi produttivi aziendali, senza aver paura di perdere qualche ora di lavoro per la chat, poichè si perderebbe comunque con altri pretesti.

"Ho grosse e fondate perplessità sui risultati ed in particolare sulla circostanza che in un anno solo l’Italia possa essere retrocessa dal 28° al 45° posto. È davvero difficile comprendere come ciò possa accadere…" affermò l’ex ministro Stanca. Penso l’esercito di professionisti e consulenti che ogni giorno entra in contatto dall’esterno con le situazioni qui descritte possano fugare tutte le sue perplessità in breve tempo.

"Non ti do la chat altrimenti non lavori" è purtroppo un atteggiamento tipico delle aziende italiane, e come conseguenza le aziende stesse ormai hanno perso competitività chiedendosi alienate e stralunate come mai.