L’adsl italiana cambia! Sicuro sia in meglio?

Anti Digital Divide esprime apprezzamento per alcune novità, ma teme che alcuni cambiamenti potrebbero invece produrre effetti deleteri per il mercato ADSL.

L’introduzione del cost plus come metodo di calcolo per il prezzo all’ingrosso, l’arrivo della tanto attesa offerta bitstream e le maggiori libertà assegnate ai provider sono sicuramente cose positive, più volte richieste da ADD, in quanto, se si seguiranno le corrette procedure, si avrà una sensibile diminuzione dei costi e una maggiore possibilità di scelta per gli utenti..

Gli operatori alternativi nell’introduzione del metodo cost plus vedevano la possibilità di poter investire anche nelle zone non ancora coperte, speriamo che a questo punto non abbiano memoria corta e, quando questo entrerà in vigore, investano per ridurre il digital divide, che purtroppo in Italia stenta a diminuire, a causa degli scarsi investimenti in copertura fatti dagli operatori.

Apprezzamento anche per l’accelerazione che subirà il cambio di operatore adsl, con il passaggio delle responsabilità di gestire le pratiche di disdetta dall’utente al nuovo operatore. La richiesta della nuova ADSL vale insomma anche come disdetta della precedente. Quello che manca e dovrebbe essere introdotto è l’obbligo per gli operatori del rispetto della trasparenza, specificando sempre che l’utente è comunque tenuto a pagare l’eventuale canone della vecchia ADSL fino a scadenza naturale del contratto. Per prevenire possibili abusi delle compagnie come attivazioni non richieste, si pensi ad esempio ai casi documentati dagli operatori alternativi in cui è stata attivata alice free senza che l’utente ne facesse richiesta, a nostro avviso dovrebbe essere accettata la procedura di cambio, solo quando sia presentata richiesta attraverso raccomandata RR, e nel caso in cui un operatore avvii la pratica di passaggio e poi non sia in grado di dimostrare l’effettiva richiesta da parte dell’utente, dovrà essere pesantemente multato e rimborsare l’utente per i disagi provocati.

Da cancellare invece la possibilità data all’operatore “mollato” di contattare l’utente per fargli cambiari idea, in questo caso ci sarebbe il rischio che l’operatore dominante infranga la normativa proponendo sconti e offerte fuori listino a chi vuole cambiare operatore, Telecom Italia è stata condannata più volte per questo motivo, si dovrebbero creare regole atte ad evitare queste infrazione e non a favorirle.

Punto dolente è la fine del controllo preventivo da parte dell’AGCOM sulle offerte Alice ADSL di Telecom Italia, in quanto riteniamo che l’analisi e l’aggiustamento a posteriori, siano più complessi e dispendiosi del controllo ex ante. L’AGCOM ha già dimostrato una scarsa capacità di agire nel breve termine, ad esempio nel caso Teleconomy Internet dove gli operatori alternativi aspettano da agosto che il garante imponga a Telecom un’offerta all’ingrosso che gli consenta di replicare la flat dell’incumbent. Altra prova della mancata efficacia, nel breve termine, dell’attività dell’autorità garante è rappresentata dal moltiplicarsi dei ricorsi alla giustizia ordinaria da parte degli operatori alternativi, per questioni di competenza AGCOM, sulle quali l’autorità, pur diverse volte interpellata tarda a pronunciarsi.

Questo è dovuto, come riconosciuto dalla stessa authority, dalla mancanza di fondi e risorse sufficienti, ma quello che pare strano a nostro avviso è il motivo per cui, essendo già a corto di fondi e personale si rinunci ad un più semplice controllo preventivo preferendo una più complessa e costosa indagine a posteriori.

La novità più grave consiste nell’avallare una vecchia richiesta di Telecom per l’introduzione del canone aggiuntivo sulle linee solo dati.

Anti Digital Divide in proposito ha scritto alle autorità garanti osservando che l’introduzione di tale canone porterebbe ad un forte danneggiamento del mercato dell’adsl su cavo dati e del voip che rappresentano nella maggior parte del territorio l’unica alternativa a TI. L’AGCOM attraverso un provvedimento aveva sancito l’indipendenza della linea dati da quella voce, dando così la possibilità di non avere una spesa eccessiva per una linea adsl, in quanto non si doveva pagare il canone telefonico. Inserendo un canone del tutto speculare a quello telefonico si va praticamente ad annullare quella distinzione, danneggiando gravemente consumatori e concorrenza.

Mentre in Inghilterra nonostante British Telecom possegga delle quote di mercato molto inferiori a quelle di TI si è proceduto, su richiesta dell’autorità garante nelle comunicazioni inglese, OFCOM, alla scissione di BT in 2 società distinte e indipendenti, per garantire la parità di trattamento a tutti gli operatori, in Italia si è concesso a Telecom la riacquisizione di Tin, secondo operatore per numero di abbonamenti adsl, con cui Telecom ha superato quota 80% delle adsl al dettaglio. Se ciò non bastasse, è stata permessa la fusione con TIM, che non ha portato alcun vantaggio ad utenti e lavoratori, anzi ha fatto aumentare il debito di TI da 30 a 44 miliardi di euro, debito che verrà recuperato attraverso licenziamenti, riduzione della qualità dei servizi e stagnazione delle tariffe.

In questa situazione l’introduzione di un canone aggiuntivo per le linee solo dati sarebbe il colpo di grazia alla concorrenza, inoltre esiste una “stranezza” nel provvedimento: se l’ADSL è senza linea voce, costerà all’ingrosso secondo i vecchi principi del retail minus e non secondo i nuovi, cost plus.

La nostra associazione è quindi totalmente contraria all’introduzione del canone aggiuntivo e nel caso questo fosse introdotto, faremo tutto il possibile perchè venga rimosso, arrivando fino all’Ue, facendo notare anche in questa sede, le strane incongruenze presenti sul mercato Italiano.

Questo il link della notizia sul sito di ADD.

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