Web Developement: Perchè Abbassare I Prezzi Per Prendere Un Lavoro E’ Un Errore

E’ molto, molto tempo che non ripubblico integralmente un post scritto da un altro blogger, ma per questo articolo ne vale veramente la pena. Programmatore da fast food è un post di Giuseppe Cubasia pubblicato sia su Cubasia che su Punto Informatico, e che illustra alla perfezione il dilemma che ogni programmatore o web developer freelance si trova prima o poi a dover affrontare; accettare un lavoro scarsamente retribuito serve per farmi conoscere ed a fare gavetta o mi farà solo perdere tempo inutilmente?

Ti farà perdere tempo! Batto spesso il martello su questo punto caldo e  dire no a lavori che ti danno l’impressione di essere un mero meccanismo di produzione è quasi sempre la migliore strategia per crescere professionalmente. Ecco il bel post di Giuseppe.

Catena di montaggio
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Scott Maxwell

Mi ha molto colpito un commento di qualche settimana fa. Un ragazzo, chiamiamolo per comodità Luigi, poneva il seguente quesito: "Mi offrono 600 euro al mese più l’alloggio, dovrei accettare la collaborazione con questa ditta?". Nella sua richiesta non spiegava di più, e neanche voglio scendere troppo nei particolari, vorrei invece concentrarmi sulla convenienza d’intraprendere, in Italia, la carriera d’informatico e per farlo userò uno spunto preso dal film "Il principe cerca moglie", la divertente commedia con Eddie Murphy.

Nel film i due protagonisti trovano lavoro in un fast food. Iniziano come tutto fare. Durante il lavoro un loro collega li sprona confessando loro le sue ambizioni: "Anche io ero come Voi, ora lavo l’insalata e tra qualche anno passerò alle patate e poi agli hamburger e lì si vedranno i bei soldi".

Sono molto scettico sulle reali possibilità di carriera di questo ragazzo. In realtà non c’è nessuna garanzia che si vedranno i bei soldi tra 4-6 anni quando si occuperà degli hamburger. Inoltre il nostro "lavatore d’insalata" tralascia un fatto importantissimo: lui non ha nessun potere contrattuale. Qualora avanzasse delle richieste il suo datore di lavoro potrebbe tranquillamente ignorarle, sicuro che un altro che lava l’insalata lo trova quando e dove vuole.

La filosofia dei fast food è proprio questa, dice Joel sul suo sito.
I fast food offrono cibo di qualità decisamente inferiore a quello di un ristorante dove uno chef rinomato prepara complicati e gustosi manicaretti ma lo fanno pagare poco e possono permetterselo all’infinito perché riescono a mantenere molto basso il costo del lavoro, avendo delle procedure talmente semplificate (sono famosi i manuali di MC Donald’s) da permettersi di rimpiazzare e formare chiunque in brevissimo tempo.

La risposta di Joel alla domanda di Luigi: "Può davvero convenire essere inseriti nel mondo del lavoro a 600 euro al mese?" è NO. No, non conviene, a meno che non si abbia la fortuna di entrare nella cucina di uno chef, ovvero che non sia una tappa previa per arrivare al nostro vero traguardo.

Naturalmente occorre tener conto che la risposta di Joel proviene da chi incarna lo spirito di una cultura del lavoro dove chi vale è valorizzato, che non è proprio la norma in Italia. Ed ovviamente occorre rammentare che Joel si riferisce sempre a persone di talento, com’è nella filosofia della sua azienda.

Il ragionamento di Joel è il seguente. Se io sono un bravo programmatore, non una superstar, ma un bravo programmatore, sarò trattato in azienda esattamente come tutti gli altri. Non ho nessuna speranza d’emergere né di farmi riconoscere nulla perché sono facilmente rimpiazzabile. Come me ce ne sono parecchi sulla piazza, tutti più o meno al mio livello. Anzi, se poi sono finito in un’"azienda fast food", dei bravi non sanno proprio che farsene: meno sei bravo, più è facile giustificare il perché guadagni poco e perché ti trovi lì, e se mi comportassi diversamente dagli altri, oltre a sentirmi disadattato, sarei trattato come un pericoloso innovatore e messo in un angolo.
Quindi, il primo consiglio che Joel direbbe a Luigi è "Evita le aziende fast food".

Solo le aziende ad alta redditività possono realizzare le Vostre ambizioni e le aziende ad alta redditività sono le aziende che producono prodotti sw che vendono a licenza. Secondo Joel un’azienda di consulenza ha il 20-30% di guadagno, ma un’azienda che vende licenze ha il 100% di guadagno dopo aver ammortizzato il costo del prodotto. È chiaro quindi che solo lavorando in tali aziende, o meglio ancora, mettendomi in proprio e realizzando prodotti posso far fruttare le mie competenze al massimo. Un esempio per tutti sono gli sviluppatori di videogame che iniziano lavorando per altri e finisco poi per mettersi in proprio, (è la storia di id Software, quella di Doom per intenderci).

Ricordiamo sempre che Joel si riferisce ad una realtà differente dalla nostra e parla sempre con riferimento alle persone di talento, il vero problema di chi è nelle condizioni di Luigi e sta pensando d’inserirsi nel mondo del lavoro come informatico è come riuscire a realizzare le proprie ambizioni partendo dall’Italia (o meglio rimanendo in Italia).

Secondo me occorre avere delle aspettative reali in quello che si può ottenere.
Ora come ora, anche se siete laureati con il massimo punteggio e conoscete 3 lingue, come primo lavoro se non si ha la fortuna d’entrare subito in qualche grossa azienda ad un certo livello, sotto l’ala protettiva di un potente manager, la prospettiva è quella di lavorare a poco più di mille euro al mese.

Successivamente, dopo un periodo in cui vi siete fatti le ossa in qualche ditta medio piccola, vi si apriranno due strade: o aspettate che l’occasione giusta capiti dalle vostre parti (Buona Fortuna), oppure vi spostate creandovi l’occasione (esiste anche questa terza possibilità, ma non è per tutti).

Spostarvi in Italia significa o venire qui a Roma o andare a Milano. Io, se dovessi mai partire da Roma per andare a lavorare a Milano, a questo punto mi sposterei direttamente all’estero per i soliti noti motivi (siamo il paese con i salari più bassi d’Europa).

Alla fine come dice Joel, dipende tutto da quello che uno desidera.

Naturalmente è anche possibile rimanere in Italia ed aspettare che si realizzi un contratto proprio per l’IT, che cambino le condizioni di lavoro ed in genere quelle sociali, legate all’economia (abbiamo il quarto più alto debito pubblico al mondo), alla trasparenza sui servizi ed all’informazione (siamo l’unica nazione d’Europa dove la stampa è parzialmente free), tutti argomenti su cui ho ampiamente espresso la mia opinione in merito ma, come ho premesso, in Italia occorre avere delle aspettative realistiche.

E poi si sa, l’IT fa paura.

CC by-nc-sa

Commenti

  1. Merlinox scrive:

    E’ uscito un discorso simile anche nel mio blog. Il mantenimento di un “orgoglio” professionale e conseguente remunerazione non fa una piega. L’unico scoglio è quello di poterselo permettere. In tempi di magra se sulle spalle hai affitto, mutuo, dipendenti, etc… spesso ti vedi costretto a non aver possibilità di rinuncia. Come dice l’anonimo filosofo romagnolo “La vita è cattiva!!!”.

    1. ikaro scrive:

      Hai ragione Merlinox, quando si è in condizioni di necessità è molto difficile dire no ad offerte a bassa remunerazione per sbarcare il lunario, ma ti assicuro che accettarle può essere molto, molto peggio.

      Mi è capitato in passato e a volte si apre un circolo vizioso che può essere terribile.

      Chi ti appalta lavori a prezzi irrisori in genere non ha rispetto di te come professionista, e la cosa non finisce dopo la prestazione d’opera perchè si è tartassati anche dopo il termine del lavoro al punto da non poter “andare oltre”.

      A quel punto quella piccola somma non solo non ti da modo di risolvere granchè i problemi di natura economica, ma diventa il pretesto da parte del commitente per tenerti in ostaggio e non darti modo di essere libero mentalmente di fare nuove esperienze o investire tempo per nuovi progetti.

      Ci sono passato e, credimi, è un incubo.

      Ciao,
      Daniele

      1. Merlinox scrive:

        Indirettamente ci sono passato pure io. Una volta che ci caschi dentro è veramente un circolo vizioso. E poi non parliamo degli sciacalli, quelle aziende che vanno in giro a verificare se qualcuno ha presentato un preventivo e ne propongono uno “surrogato” al 10% in meno, a prescindere: uno schifo!

        Poi i clienti si accorgono dell’errore ma è troppo tardi: loro nella me**a per un progetto bruciato e tu senza pappa per un po’…

        1. ikaro scrive:

          E già, e molte volte questi lavori ti vengono dati proprio da questi che girano abbassando i prezzi.

          Sembra un pò snob il punto di vista esposto nell’articolo da Giuseppe
          ma chi ci è passato sa che è proprio così 🙂

  2. Francesco scrive:

    HAi perfettamente ragione!

    Bello il paragone con il Film ” il principe cerca moglie”

  3. L'informatico d'oggi - Considerazioni sul precariato | Luca Rossi - IT Freelance scrive:

    […] http://www.ikaro.net/articoli/cnt/programmatore_basso_costo-00832.html […]