DDL Levi-Prodi: Al Via Il Secondo Tentativo Di Schedare I Blog Italiani

Lo scorso Agosto è stato sviluppato da Ricardo Franco Levi un disegno di legge (Levi-Prodi) approvato dal Cdm lo scorso 12 Ottobre 2007 che se dovese percorrere tutto l’iter senza intoppi costringerà chiunque abbia un blog a:

  • registrarsi presso il registro degli operatori di comunicazione (ROC)
  • produrre certificati e pagare bolli (tasse)
  • creare una redazione (registrare presso l’apposito albo un giornalista responsabile)
  • assumersi la responsabilità penale (leggi galera) per diffamazioni effettuate sul proprio blog

Il testo del disegno di legge è visibile in maniera integrale qui.

Censura
Photo Credit: Drx

Punto 1: La libertà di parola non ammette autorizzazioni di sorta

Il testo del DDL Levi-Prodi inizia in questo modo:

La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati

Molto nobile, non fosse altro per il fatto che il citato Art. 21 della costituzione afferma:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.". Ed ancora "Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso ….. o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili…"

Non ci si deve sforzare molto per capire che:

  1. La legge costringerebbe i blog a registrarsi
  2. Un eventuale mancato rispetto di tale legge renderebbe i blog in questione illegali
  3. Pertanto, la legge creata con la pretesa di tutelare l’articolo 21 introdurrebbe di fatto una autorizzazione del libero esercizio di parola contravvenendo a tale articolo, non tutelandolo.

Come dire: violiamo la costituzione per poterla difendere. Tutto ciò è incostituzionale.

Punto 2: esiste già una normativa in merito a diffamazioni via web

Il DDL Levi-Prodi non si limita a quanto affermato sino ad ora ma va ben oltre: introduce il reato penale (omesso controllo, art 57 e 57 bis) a carico del responsabile del blog in caso di diffamazione operata per mezzo dello stesso.

Si commenta da solo per un motivo molto semplice: esiste già una regolamentazione in merito ai reati di diffamazione che viene applicata (anche in maniera discutibile a volte).

Introdurre una legge che spedisca in galera possessori di blog per reati di omesso controllo è una operazione squallida che si commenta da sola e non merita alcuna riflessione.

Punto 3: è già successo, ma hanno aggiustato la mira

Ancora una volta si è giocato con il significato di Prodotto Editoriale.

La proposta di legge di Levi infatti estende il concetto di prodotto editoriale chiaramente anche ai blog. Ma il primo tentativo di controllare la rete italiana risale al 2001 con la legge sull’editoria n. 62/7.03.2001 di Giuseppe Giulietti (il sottosegretario di allora era Vannino Chiti) che obbligava i blog a registrarsi presso i Tribunali come testate giornalistiche. Confrontiamo un tratto saliente delle due proposte di legge, in particolare la definizione che viene data di Prodotto Editoriale:

DDL Giulietti-Chiti (2001)

…realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico

DDL Levi-Prodi (2007)

…qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso

Nel primo caso (leggi tutta la storia) i blog furono dichiarati esenti dall’obbligo di iscrizione come testate giornalistiche (con oneri e doveri che ne sarebbro conseguiti) perchè a seguito del putiferio scatenatosi, fu lo stesso Vannino Chiti a chiarire:

 "…(il ddl nda) non impone alcun vincolo aggiuntivo (e in particolare, alcun vincolo di iscrizione al registro dei comunicatori previsto dalla legge cosiddetta Maccanico del 1997) per i siti Internet; neppure per i siti Internet che fanno esclusivamente o professionalmente informazione"

In quella occasione quindi non solo i blog, ma tutti i mezzi informativi che non godevano dei contributi statali, non potevano essere considerati prodotti editoriali.

Se leggi attentamente però la definizione di prodotto editoriale che viene data nel 2007, appare chiara la volontà di ovviare alla svista del 2001 definendo anche i blog (amatoriali e non) come prodotti editoriali: quella definizione dimostra la volontà di comprendere i blog nel DDL (ovviando alla svista del 2001), e quindi schedare la rete.

Per approfondire

Ecco il Dott. Spataro (civile.it) che parla del DDL Levi-Prodi:

Succederà davvero? O no?

Francamente non ne ho idea. Il buonsenso sembra suggerire che si tratti dell’ennesimo tentativo destinato a fallire ma la perseveranza con cui si tenta di controllare la rete è a di poco preoccupante.

Mi sento esausto e avvilito nel constatare di essere rappresentato da una classe politica che reputo lontana dai problemi reali, disposta a distruggere ciò che potrebbe costituire una risorsa pur di assecondare logiche di parte.

Questi signori li sento lontano e distanti, il fatto di essere italiano mi crea disagio, non orgoglio. Non mi piacciono.

Non parlo con malafede (perchè li ho votati), ma a mio avviso non ci si può fidare di persone che con tutti i problemi che esistono sprecano anche solo mezza ora ad introdurre un reato penale per ragazzi cha mantengono siti per passione, e che potrebbero diventare il loro lavoro, il loro futuro. Internet è una risorsa, non un pericolo! Potrebbe dare a moltissimi ciò che il paese non è stato in grado di garantire!

Come ci si può fidari di chi, invece di favorire con tutti i mezzi possibili l’accesso alla banda larga ed alle possibilità di lavoro, crea consapevolmente ostacoli a tutto questo? Parlando con tutta la mia buonafede purtroppo devo riconoscere che questa gente non mi piace, non mi rappresenta più.

Questa gente mi fa paura.

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