Information overload, la tecnologia modifica le relazioni

La crescente rapidità di accesso alle informazioni modifica il modo di pensare e soprattutto di relazionarsi con gli altri.

Nell’attuale mondo iper tecnologico la dimensione psichica dell’io, quella a cui eravamo abituati, fatica a sopravvivere. Siamo sopraffatti da molteplici stimoli sensoriali, molteplici fonti informative (Internet, cellulari, televisione, video), dobbiamo fare i conti con un crescente rapidità di accesso alle informazioni.

Il nostro modo di pensare e lo stile cognitivo che utilizzavamo una volta ora non vanno più bene, sono troppo lenti e inefficaci.

Dobbiamo sviluppare capacità di saper operare rapide valutazioni e selezioni delle informazioni. La razionalità lascia il posto alla creatività, il libro al Web, la scrittura alla multimedialità (gli SMS e gli MMS delle nuove generazioni, che usano i cellulari come carta e penna). L’io di gutenber, dei libri e della parola scritta, lascia il posto all’ digtIO (io-digitale).

Dominando la transizione, la complessità, il passaggio; niente è duraturo, molte informazioni valgono appena poche ore, al massimo un giorno,le realtà molteplici, l’iper-realtà (il cui inizio si è avuto con la virtualità) la mente si deve addattare trasformandosi.

L’io si frammenta vivendo una molteplicità del sé, a multipersonalità, a identità mutevoli. Cadono le certezze, avanzano gli spazi dei molteplici interrogativi, domina la comunicazione comunque e ovunque, con qualsiasi media: tutto va sperimentato condividendo esperienze, relazioni in gruppi reali o virtuali di breve durata, o creati per l’occasione.

Si vivono così mutevoli forme di coscienza, digitIO proteiforme, flessibile, capace di adattarsi continuamente alle nuove circostanze, trasformandosi in forme di mimetismi buoni per l’occasione.

Creare relazioni e network di relazioni, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie, ecco la nuova professione del 2006: chi è pronto?

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  1. […] utilizzano nuovi modi per comunicare che determinano nuove identità, potremo chiamare tali forme digitIO (l’Io digitale), altri autori preferiscono parlare di generazione proteiforme (R.J. Lifton) […]

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