Digital subdivide, incomunicabilità tra connessi e sconnessi

Con digital divide in genere intendiamo la possibilità di accesso ai nuovi strumenti informativi non equamente distribuita tra la popolazione del pianeta. Se ne fa riferimento in genere ai popoli del terzo mondo che non possono utilizzare le nuove tecnologie informative (come internet ad esempio) per ovvi motivi di scarsita di mezzi, ma lascio questo tipo di approfondimenti ad altri.

Quello su cui vorrei focalizzare maggiormente anche prendendo spunto dall’interessante articolo del Prof. Pauletto sulla tecnologia che modifica le relazioni umane, è su una ulteriore suddivisione questa volta tra persone che hanno le stesse possibilità di accesso ai nuovi media, ma tra chi ne fa un uso complementare per la propria vita e chi ritiene i nuovi strumenti informativi ancora qualcosa di alieno e non ben fruibile.

Giocando con le parole potremmo coniare un nuovo termine: "digital subdivide", inteso come elemento di suddivisione tra persone appartenenti ad una stessa cultura con stesse possibilità di accesso ai new media (gli italiani, ad esempio).

Lo spunto mi è venuto osservando un aumento costante della difficoltà nei rapporti interpersonali di tutti i giorni tra due categorie di persone; chi ancora non utilizza i nuovi strumenti di informazione come internet o lo fa in maniera saltuaria, ed i cosidetti "wired" (letteralmente dall’inglese "connessi").

Per entrare meglio nel dettaglio un "wired" è una persona che "ha bisogno" di essere connesso, che opera in internet quasi per tutto; per informarsi, per la banca, per i viaggi, per lavoro, per tutto.

Anche per esperienza personale, in quanto chi scrive è "wired", mi è capitato di verificare l’esistenza di analogie ben precise nei rapporti interpersonali tra me, amici, collaboratori e persone normali (che chiameremo "sconnessi").

Gli sconnessi considerano i wired "strani", o meglio "non normali" non tanto per la maniacale voglia di essere connessi in rete anche senza un motivo ben preciso, quanto per un differente approccio mentale alle semplici questioni che possono essere oggetto di discussione con amici, parenti e famiglia.

Questa visione completamente diversa della vita e dei problemi comuni determinano una sostanziale incomunicabilità sempre più marcata.

Succede a me, succede ad amici come me ed a collaboratori. Troppo per essere solo una coincidenza. Generalmente si addebita questa differenza tra sconnessi e wired alla quantità di informazioni molto superiore immagazzinate ed elaborate dal wired nell’arco della giornata ma non è così.

Mente sconnessa e mente wired

Ho notato una sorprendente analogia infatti tra le modalità di elaborazione di una mente "sconnessa" ed una mente "wired" paragonabili alle differenze sostanziali tra un foglio di calcolo Excel ed una base dati relazionale.

Divertiamoci (azzardando) a riassumere alcune differenze fondamentali tra i due processi mentali:

  • Quatità delle informazioni assimilate nell’arco della giornata
    • Sconnesso: centinaia
    • Wired: migliaia
  • Tempo di validità delle informazioni assimilate
    • Sconnesso: 2/3 giorni
    • Wired: 10/20 minuti
  • Trattamento informazioni non rilevanti
    • Sconnesso: eliminate
    • Wired: archiviate

Per uno sconnesso, pertanto, un wired è un tipo strano perchè è sempre a cercare e archiviare informazioni apparentemente irrilevanti o inutili. Tali informazioni possono arrivare da una chat, da una webcam, da un giornale on line, da un sito professionale. Non è importante. Il suo atteggiamento mentale sembra non essere quello di discernere tra informazioni affidabili e non, scartando queste ultime, ma quello di catalogare informazioni senza un apparente arbitrio con voracità sempre maggiori. Bè, un po strano in effetti sembra, se non fosse che questa è proprio la dinamica di una base dati relazionale che costituisce un sistema di Business Intelligence.

Il valore dei dati

Per una persona normale il valore di una informazione è parte entrinseca dell’informazione stessa. Per un wired non è così.

Il valore dell’informazione è dato dalle sue possibili correlazioni con altre precedentemente archiviate, o con quelle ancora da archiviare. Ciò potrebbe spiegare perchè il wired ha un desiderio quasi maniacale di essere connesso ed assorbire informazioni.

Una informazione apparentemente banale ed inutile incamerata oggi potrebbe costituire il nodo di correlazione fondamentale tra centinaia di informazioni incamerate in passato e da tali correlazioni tra informazioni affidabili, meno affidabili o palesemente inesatte potrebbe vedere la luce una indubitabile verità.

L’importanza dei dati

Questo spiega anche perchè il wired non scarta a priori nulla, neanche informazioni banali o di poco conto. Semplicemente perchè una informazione insignificante potrebbe essere determinante se interpretata in base al tempo ed alle correlazioni.

Il wired non giudica neanche. Una informazione è una informazione e basta. In sè non è sconcia, non è corretta, non è scorretta, né immorale ecc. E’ un piccolo pezzo in attesa di essere correlato.

Questo meccanismo esiste anche in informatica ed è chiamato data-mining, un meccanismo di analisi operato su basi dati relazionali da sistemi di Business intelligence che aiutano le imprese nella decision marketing e nella conoscenza condivisa aziendale.

Digital subdivide

Pertanto l’entità dell’impatto individuale della tecnologia informativa è altrettanto importante del digital divide. Se proprio non divide la popolazione del pianeta, sta iniziando a dividere persone della stessa cultura per una sostanziale differenza delle dinamiche con cui la mente elabora e tratta le informazioni, differenza paragonabile a quella che separa un foglio di calcolo excel da una base dati relazionale, e che viene inevitabilemente fuori durante una normale discussione in famiglia o una tranquilla chiacchierata tra amici.

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