Tutela Dei Minori In Internet, Arriva L’Ennesimo DDL Ammazza-Blogger

E ci risiamo.

E rieccoli di nuovo. Zitti zitti, quatti quatti e stavolta mentre fanno finta di litigare.

Dopo la legge 62/7.03.2001 sull’editoria del governo di centro-sinistra, il recepimento della direttiva 2004/48 CE sotto il governo di centro-destra, il famigerato DDL Levi-Prodi ancora da sinistra, arriva fresco fresco il DDL Butti: Norme per la corretta utilizzazione della rete INTERNET a tutela dei minori.

In tutti e tre i casi la tecnica è la stessa; definizioni fumose a poco definite (stavolta tutelare i minori in rete) che, in un fantasmagorico gioco di luci e colori,  magicamente possono essere trasformate all’occorrenza !

Mago

Anche in questo caso non è ben chiaro cosa possa far scattare un provvedimento restrittivo, una denuncia, l’oscuramento di un sito. Si, certo, alla richiesta di spiegazioni ti tranquillizzeranno interpretando il burocratese in concetti a tutela dei minori e della comunità, poi quando passa la legge verrà interpretata per manganellarti sulle gengive.

Solito disfattismo? No, una storia già vista:

  • 10 Aprile 2001 – intervista a Vannino Chiti in merito alla legge 62/7.03.2001 sull’editoria che sembra equiparare i blogger a testate editoriali, dopo il montare della protesta e le pretese di chiarimento in tal senso
    I blogger si devono registrare (presso il tribunale, come testate editoriali)?
    Vannino Chiti: "No. La definizione non implica l’obbligo di registrazione. E su questo non ci sono dubbi, non solo in via interpretativa, ma soprattutto in via formale. Perché la legge è, come si dice, ‘non estensibile’. Cito testualmente: ‘Per prodotto editoriale ai fini della presente legge’, c’è scritto all’inizio. Solo ai fini della presente legge, ripeto, quindi questa indicazione sancisce in maniera esplicita e vincolante l’impossibilità di estendere la norma in via interpretativa. Pertanto le domande che nascono da questo assunto decadono perché non c’è alcun vincolo aggiuntivo di iscrizione di sorta da parte dei siti presenti su Internet".

    Rassicurante vero? Guarda però cosa succede qualche anno dopo.

  • 14 Giugno 2006 – un blogger viene condannato per diffamazione in quanto direttore responsabile di prodotto editoriale
    "Va subito detto che, essendosi provato ut supra che il M. era il soggetto che aveva la disponibilità della gestione del blog (noto con il nick di Generale Zhukov, ndr.), egli risponde ex art. 596 bis c.p., essendo la sua posizione identica ad un direttore responsabile"
  • 17 Giugno 2008 – un blogger viene condannato per stampa clandestina, un reato nel quale possono incappare solo le testate editoriali
    "La notizia ormai è nota: con una sentenza dei giorni scorsi che, tuttavia, nessuno sembra aver ancora letto, il Tribunale di Modica avrebbe condannato Carlo Ruta – storico e blogger siciliano – per stampa clandestina"

Capito il meccanismo orchestrato da questi signori? Ecco l’appello di Assoprovider sul DDL Butti che ne illustra controversie e sottili ambiguità.


Assoprovider apprende con perplessità la notizia del disegno di legge presentato dal Senatore Butti in materia di “Norme per la corretta utilizzazione della rete INTERNET a tutela dei minori” che vieta penalmente la pubblicazione di siti web i cui contenuti siano finalizzati, direttamente o indirettamente:

  1. alla istigazione al consumo, alla produzione o allo spaccio di sostanze stupefacenti;
  2. alla istigazione alla violenza e alla consumazione di reati;
  3. alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico o di notizie o di messaggi pubblicitari diretti all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori di anni diciotto.

Se il punto c) è relativo al materiale pedopornografico risulta di difficile comprensione la necessità di una nuova norma essendo tali attività già severamente vietate anche con norme specifiche che già vedono la collaboarzione dei provider con la polizia postale nell’oscuramento dei siti individuati; se invece si riferisce al materiale pornografico, come d’altronde il resto del testo lascia intendere, non si comprende come possa essere possibile che la pornografia divenga un reato solo su internet mentre continui ad essere perfettamente legale in tutti gli altri contesti.

Per gli altri comportamenti che sono già considerati reati non è chiara la necessità di rimarcare la norma: già oggi in Italia è vietato spacciare o istigare alla violenza attraverso la rete e numerosi siti sono stati chiusi negli anni perché colpevoli di tali reati.

Assoprovider si augura che vengano chiarite dal Sen. Butti le intenzioni dell’intero provvedimento e in particolare il concetto “contenuti finalizzati indirettamente alla istigazione di reato”, concetto che rischia di avvicinarsi pericolosamente a quello di reato di opinione e che, se non meglio definito, porterebbe alla chiusura di numerosi siti web.

E’ ora che gli aspiranti censori apprendano che queste norme saranno sempre del tutto inefficaci nel perseguire lo scopo che si prefiggono: perchè la rete internet per la sua peculiare ed intrinseca natura consente sempre agli utenti la costruzione di meccanismi di elusione non appena esista anche un solo nodo fuori del controllo del censore, figuriamoci quando i nodi fuori del controllo del censore sono quelli di intere nazioni. Per contro queste misure in realtà sono efficacissime per ostacolare il lavoro quotidiano di tutti gli onesti, utenti ed imprenditori, italiani.

Assoprovider si opporrà come sempre ad ad ogni tentativo di attribuire agli Internet Service Provider ruoli di controllo dell’operato degli Utenti della Rete. Ci auguriamo che i parlamentari sia del governo che dell’opposizione respingano questo disegno di legge che rischia di far pervenire all’Italia provvedimenti in sede internazionale ed europea ed accuse di censura .

Quando si tratta di internet sembra che le libertà fondamentali degli individui passino in secondo piano rispetto alla ricerca esasperata di un controllo che non si riesce ad ottenere. Il legislatore deve attivare gli strumenti e le norme che rendano la Società della Informazione non una formula vuota ma il modello della società del futuro, smettendo di far calare dall’alto norme che spesso denotano scarsa conoscenza degli argomenti trattati, ma coinvolgendo in modo permanente i consumatori e gli addetti ai lavori.

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[Photo credit: logoboom]

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Commenti

  1. Peppe Virzì scrive:

    Ciao Daniele!
    Bell’articolo, ottima la pensata di mettere assieme i vari avvenimenti a partire dalle idee di Chiti fino ai fatti recenti

    Oramai scrivere quello che accade è diventato come bestemmiare in chiesa, ogni cosa detta rimbomba e viene messa sotto accusa, tutto, dai blogger che scrivono quello che pensano fino ai giornalisti che si ritrovano arrestati o presi di mira per “periodicità non regolare” AKA “stampa clandestina” su internet…che paese di buffoni

    Un saluto

    ST

    1. ikaro scrive:

      Ciao Peppe,

      tutto quello che tentano di fare adesso o tenteranno in futuro è già stato fatto in passato.
      Basta girare la testa all’indietro per smascherarli.

      A presto,
      Daniele

  2. Parsifal32 scrive:

    Bell’articolo e molto documentato!
    Già adesso esistono amplissimi strumenti legali da applicare nei casi in cui i blogger istighino alla violenza od al consumo di droghe; esiste quella che si chiama apologia di reato, norme contro chi proclama superiorità razziali, senza considerare quelle contro la pedopornografia.
    Il fatto è che si vuole controllare anche l’universo dei blog; secondo me questo è materialmente impossibile quindi faranno norme per impaurire, che riusciranno probabilmente a colpire qualcuno.
    Colpirne uno per educarne cento diceva Mao. La tecnica potrebbe essere la stessa.
    Ciao

  3. Mi viene da commentare con questo articolo:
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    ARTICOLO 19 DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI